Roma, 12/12/2005 Alpheus

Live report a cura der monnezZza

 

Visto che il concerto si è tenuto a Roma, ve lo dirò alla romana "ARIDATECE LI CANTANTI VERI!!". Questo potrebbe essere il succo della serata,più qualche altro particolare. Poco più di trecento persone a salutare l'ultimo concerto metal dell'anno nella capitale. Ovviamente molti metal heads romani latitano, perche sennò mammina non gli da la paghetta per comprarsi la coca cola sabato prima di ritornare a casa entro le 11.30. Per fortuna giungono in soccorso stoici lungocriniti (N.d.kINeTiC me cojoni...) dalle lande italiche su potenti auto cromate a rimpinguare l'audience. Già a conoscenza da mesi dell'assenza (ahimè) dei Primordial, a dare il via alle danze sono i WIntersun. Sarebbe meglio dire danno il via alla fuga perchè a metà del primo pezzo mi ritrovo, in nutrita compagnia, alla ricerca dell'uscita. Ne avevo sentito parlare bene. Il giudizio migliore l'ha dato Zanna, quando ancora il demone del pogo doveva ancora impossessarsene: "Sembrano i Mythotin mentre fanno le pulizie di casa". Purtroppo l'ennesima band finlandese che cerca di avere un approccio heavy con il folk, che si lascia andare a sbrodolamenti power e riproduzioni ipertecniche malmsteeniane: è ora di dire aBBBasta!!. Mezz'ora di strazio.

A dare il cambio giungono fortunatamente i Naglfar, nuovamente nella capitale nel giro di otto mesi. Esibizione sicuramente più convincente rispetto a quella tenuta di supporto ai Fintroll, avvalorata dai nuovi brani dello splendido "Pariah". Peccato i suoni di batteria, molto impastati, che ne hanno minato la resa sonora, e il cantante, che oramai lo sanno pure le pietre, rimane l'unico neo della band. Possibile che una band che scrive dei brani grandiosi come i Naglfar, debba accontentarsi dello zio Fester? Peccato.

In formazione rinnovatissima salgono sul palco gli Exodus a ricordarci che se il pogo è la legge dei concerti, bhè, il thrash è il suo messiah. Forti di un album potente come l'ultimo "SHKM", Holt & co. divorano l'audience senza il minimo sforzo. La presenza di Paul Bostaph dietro le pelli è sicuramente la ciliegina sulla torta della loro esibizione. Ma una band che attacca la platea con 'Bonded by blood", non ha certo bisogno di nomi altisonanti per dimostrare il valore della musica scritta fino ad oggi. Purtroppo anche qui, la prova del nuovo singer non mi ha convinto più di tanto. Se dall'inizio alla fine non fai altro che rimpiangere Steve 'Zetro' Sousa, significa che davanti non hai nulla di eccezionale. E così è stato. Per forza di cose, insomma, un pelino sotto all'esibizione di un anno prima, ma sempre e comunque, l'ennesima lezione di violenza.

Infine un gruppo che da quanto posso sapere (correggetemi se sbaglio), calca per la prima volta il suolo della capitale. Preceduti da un'invidiabile fama riguardo alle loro esibizioni live, gli Hypocrisy dal vivo confermano un idea che ho sempre avuto sul loro conto. Quando si cimentano con materiale veloce sono una band mediocre. Ma se poco poco tirano in ballo un mid-tempo, allora parliamo di arte ad altissimi livelli. E non mi riferisco solo alla celeberrima 'Rosewell 47'. Anche brani come 'Erase', 'Untitled' o 'The final chapter' dal vivo hanno un fascino astrale, una resa magnifica, una presa stretta sull'ascolto. Un 'esibizione che alla fine conferma meritatamente la fama che accompagna i live degli Hypocrisy.
Conclusioni: bella serata, ma come detto all'inizio "ARIDATECE LI CANTANTI VERI!!".