Roma, 30/03/2007 Alpheus

Live report a cura der monnezZza

 

Fatta eccezione per l'esordio, i Within Temptation non mi piacciono. Ma evitare la guerra in un rapporto di coppia, soprattutto quando a questo concerto ci posso andare con un accredito, mi è sembrato la cosa più intelligente da farsi. Mai arrivato così presto ad un concerto: le 10:20. Tanto, prima delle 11 non comincia mai e poi (ho pensato), è anche venerdì, quindi inizieranno ancora più tardi. Invece a quanto pare, le schiere di genitori trepidanti parcheggiati fuori dall'Alpheus, devono aver indotto l'organizzazione a cominciare alle 10. Ergo: l'accredito me lo potevo ficcare nelle beneamete chieppe, direbbe Lino Benfi. Non male penso: mando la mia lei dentro (lei il biglietto lo ha comprato) e me ne sto fuori con la mia bottiglia di rum. Dopo una mezz'ora però il rum finisce, e grazie all'intervento di un qualcuno di cui non faccio il nome per non creargli grane con la Live, riesco ad entrare. Uno spettacolo squallido. Bambine acchittatesi per la serata da manichini gothic che canticchiano i brani brandendo lecca lecca all'amarena, circondate da ridicoli omuncoli sbavanti con le magliette di Burzum, che ancora più frociescamente ondeggiano col pube nella speranza di sfiorare qualche chiappa. A parte questo, i Within Temptation: non li sopporto neanche dal vivo. Bravi strumentalmente (il sound era pauroso, ve lo giuro), ma sinceramente, mi sembrava di sentire una band di Sanremo. La cantante poi, con quei vestiti ottocenteschi è particolarmente ridicola. Perchè questa scelta poi, di nascondere gli strumenti, con la voce in primo piano, non lo capisco. Ma tant'è, i bambini sono tutti contenti, e allora vada.

L'importante, è che il concerto alle 11:45 sia finito. Nelle vicinanze dell'Alpheus c'è un posto, si chiama Sinister Noise. Andiamo a bere una cosa lì penso, almeno non dobbiamo attraversare tutta Roma per fare qualcosa. E sia. Mentre tracanno in tre secondi netti una pinta di chiara doppio malto scorgo un volantino. Ah!! Bene! Gli Ephel Duath verrano a suonare qui. Finalmente riuscirò a vederli. Fammi vedere quando...mmhh...ecco! il 30 marzo. 'Quand'è il 30 marzo Rosanna?' chiedo alla mia donna. E' oggi, patata- esclama la mia lei chiudendo la frase con imperituro rutto. Come oggi? AAAAARRRRGGGHHHH!!!!! A me la bottiglia di whisky: voglio morire fluttuando nel vomito!!! Dopo lo shock mi alzo e scendo nella sala concerti, magari riesco a sapere da qualcuno come sono dal vivo. 'Suonano tra cinque minuti', mi dice il tipo alla porta. Prendo Rosanna per i capelli, ancora ebbria del rutto precedente, e la trascino giù in maniera molto convincente. Entrata 5 euro. Inizio ore 12:30. Questa sì è gente seria. Gli Ephel Duath mi riconciliano con il concetto di musica.

Un centinaio di persone accalcate sotto il palco, e il simposio della pazzia ha inizio. Sulle architetture ritmiche stese dal batterista, comincia ad officiare una cerimonia purificatrice il profeta della schizofrenia, sua malasanità Luciano George Lorusso. Immediatamente tutta l'audience viene catalizzata dal suo gesticolare schizofrenico, dai suoi sguardi allucinati, le sue deliranti sfuriate vocali, il suo muoversi sul filo dell'equilibrio precario (sia fisico che mentale). Un matto come me, non poteva che chinarsi dinanzi ad una dimostrazione di maestria tecnica al soldo della follia e del dolore. George sa tenere a bada le gente con qualche battuta e qualche frase sensa senso, toccando spesso l'amara realtà. La migliore: "vi ringrazio per essere usciti fuori dalle vostre case". Dopo un pò mi accorgo che dietro alla pazzia teatrale di Lorusso, nascosta nell'angolo a destra,c'è quella più intensa e profonda del chitarrista. Davide Tiso è sempre con la faccia rivolata verso chissà quale abisso sotterraneo, gli occhi sempre chiusi ma sempre rivolti al manico della sua chitarra, da dove sgorgano colate di riff incontrollati e feroci, dove la classe del jazz e la furiosa potenza del noise-core si fondono in un intreccio di passioni dominate dal dolore. Qui finiscono i miei ricordi, perchè rimango prigioniero delle sue trame sino a che la cerimonia non finisce.
Che bell'epilogo ha avuto questa serata: sia benedetto il fato e le sue leggi. Siano eterni gli Ephel Duath, e la loro anarchia.