Roma, 21/06/2006 - Palaghiaccio - S.Maria delle Mole

Live report a cura der monnezZza

Sapete cosa ha avuto d'incredibile questa giornata? Che ad elencare le cose negative non si sa nè dove cominciare, nè tanto meno dove finire. Se chiederete ad ognuno dei presenti cosa c'è stato che non andava bene in questa data dei Tool in quel di Rom...OOHHPPSS!!! volevo dire in quel di S. Maria delle Mole, bhè dovrete riparavi con un ombrello fatto di dura pietra per coprirvi dall'assalto furioso delle lamentele esposte im maniera più o meno civile dai presenti. Chi a lamentarsi che il concerto è stato spostato una settimana prima, dalla bellissima cornice all'aperto del Centrale del tennis (e chissà quanto ce ne sarebbe stato bisogno nella canicola che ha avvolto Roma e dintorni in quel giorno), al facilmente raggiungibile con un astronave Palaghiaccio di Marino, che nonostante il nome, sembrava più il PalaSatana!! Chi a lamentarsi che i problemi strutturali del Centrale del tennis ai quali è stato imputato lo spostamento, altro non fossero che un improcrastinabile manifestazione di quello sport che mi sembra si chiami curling (dovrebbe essere una specie di gioco delle bocce giocato sul ghiaccio, dove a posto di quest'ultime vengono usati dei padelloni col manico), che ovviamente deve svolgersi in un luogo destinato al tennis, e di certo non in un luogo imputato agli sport invernali come appunto il Palaghiaccio (!???!). Chi a lamentarsi dell'immonda acustica di questo posto che ha visto chitarra, batteria e voce mangiati da un mostro fatto di frequenze basse che crescevano incontrastate al contatto con l'aria. Chi a lamentarsi di Maynard James Keenan, che ha trascorso tutto il concerto sulla parte posteriore del palco, con le spalle volte al pubblico a dimenarsi col suo cappello da cow-boy. Chi ha lamentarsi che le band di oggi non sono più quelle di una volta che suonavano almeno 2-3 ore (salvo sentire poi questi saputelli citare come esempio i Dream Theater...mah!!), mentre stasera solo 100 minuti di concerto. Chi a lamentarsi dei prezzi del merchandising ufficiale (35 euro una t-shirt, 30 un cappellino). Eppure, nonostante tutto questo, il concerto è stato bello e toccante. Sarà forse che il sottoscritto è riuscito a trovare un pertugio tra le scalinate del palazzetto dove l'acustica era accettabile (fatta eccezione per un deficiente mezzo ubriaco che si è dimenato davanti a me per tutto il concerto, come se dalla sua partecipazione ai brani, dipendessero le sorti dell'umanità intera), ma lo spettacolo messo su dai Tool è di quelli da ricordare. Scenografia semplice ma d'effetto, con quattro teli stesi sullo sfondo su cui venivano proiettate alternativamente immagini di grande impatto emotivo (grazie alla simbiosi creata con la musica), e di spettacolare magnificenza, nonchè gli oramai celeberrimi video della band. I brani sono stati tratti un pò da tutti i lavori. E devo dire che in sede live, tutto quello che è stato tratto da "AENIMA" mi è sembrato una spanna sopra al resto. Il buon Keenan potrà essere tacciato di manie da rockstar con il suo atteggiamento distaccato. Io invece l'ho apprezzato proprio per questo. Per me le rockstar sono quelle che spinte da pompose manie egocentriche, vendono la loro immagine ad un pubblico di dementi che vanno in visibilio per una frase, un saluto, una mossa o una stronzata qualsiasi. Lui invece ha regalato ai presenti i contorni di un ombra che squarciava le immagini dello sfondo. E soprattutto ha trasmesso le sue sfuriate emotive con la voce. Non serviva altro. Perchè c'era la musica dei Tool in sottofondo. Ma davvero serviva qualcos'altro? Insomma, se nonostante le lamentele di cui sopra mi ritrovo a ricordare un bel concerto, allora immagino cosa possa succedere con il favore degli dei. Ma d'altronde, come insegna la buona cucina, i piatti migliori, sono sempre quelli che lasciano un pò d'appetito.