
Live report a cura di monnezZza
THE
GATHERING – PALE FOREST
ROMA – 01/04/2003 – Circolo degli Artisti
Non nego che ai tempi di “Mandylion” la mia passione per i Gathering sfiorava il fanatismo, e un concerto come quello di oggi mi avrebbe di certo messo in ansia per tutto il giorno. Oggi a spingermi qui invece, è solo la curiosità di vedere per la prima volta la band olandese abbinata alla passione masochista di bere la birra dei miei sogni (vuoi mettere la Peroni con l’idromele!) al “vantaggioso” prezzo di 5€. Con il locale quasi pieno da circa trecento persone e il sudore che comincia a debordare dalle mie ascelle con netto anticipo rispetto alle previsioni ( il Circolo è rinomato per il suo impianto d’areazione alimentato dall’alito dei Troll di caverna..), la serata ha inizio con i Pale Forest. La band norvegese esegue 5-6 brani tratti per la maggior parte dall’ultimo “Exit-Mould” e i segni che lascia sul pubblico sono per lo più negativi. Pezzi spompati, continui richiami alla band headliner (e agli svedesi Cardigans), a partire dalla cantante che colpisce solo l’audience maschile in piena tempesta ormonale nel vedere le sue curve da coniglietta di Playboy, accompagnate dagli ammiccamenti sguaiati della stessa. Due le sensazioni palpabili. L’agonia della maggior parte dei presenti e la speranza legittima che il capezzolo fuoriuscisse da quel benedetto reggiseno. Spero di non vederli mai più. E qui iniziano le sorprese. I Gathering a differenza delle voci di corridoio che li dipingono come una band noiosa dal vivo, mettono in scena un live pieno di emozioni e pathos. La parte iniziale del concerto verte soprattutto sui brani dell’ultimo “Souvenirs”, mettendo subito in evidenza che nella band olandese tutto ruota intorno alla sua front-woman. Anneke oltre ad essere una brava cantante, sia tecnicamente che come timbrica, domina l’audience grazie ad un magnetismo che dal vivo pochi possono vantare di possedere. Non nego che per tutto il concerto sono stato letteralmente fatto prigioniero dai suoi movimenti, dai suoi sguardi, dai sorrisi…sono proprio un tenerone dal cuore nero. Una fontana zampillante che usa i suoi fiotti magicamente, ora facendo sgorgare l’acqua in maniera semplice, ora facendola danzare, disegnando sinuose figure intersecate da flessuose ed armoniose esplosioni. Questa è l’immagine che conserverò di lei. La serata va avanti senza cali di tensione emotiva, con brani tratti da tutti i loro album accontentando così un po’ tutti, tranne me, che ero li per ascoltare “Strange Machines”, e considerando che la conclusiva “Black Light District” mi ha letteralmente provocato una varicocele galoppante, non ha fatto che aumentare il mio rimpianto. Credo che il concerto abbia fatto capire molte cose su una certa scena musicale degli ultimi anni. I Gathering hanno sicuramente dato il là a quello che poi si è rivelato un trend: la donna nel ‘metal’ di estrazione più darkeggiante. Quello che ne è seguito è stata una pletora di imitatori, che spesso hanno sfiorato il ridicolo andando a pescare nella lirica delle vocalist che avevano come minimo comun denominatore l’essere semplicemente fastidiose (non faccio nomi per paura di dimenticarne qualcuna, e l’elenco, come sapete, è davvero lungo). Stasera né abbiamo avuto un esempio concreto.Se volete ascoltare una cantante sapete dove rivolgervi. Per le fighe c’è sempre Riccardo Schicchi a coccolarvi.
Track-list:
Golden Grounds – Nighttime Birds – Spirits – These Good People – Broken
Glass – Travel – Eleanor – Saturnie – Monsters – Amity – Souvenirs
– Red Is A Slow Colour – You Learn About It – Black Light District
monnezZza