SUICIDE COMMANDO

MONOLITH


Roma - 01/05/2004

Alpheus

Live Report a cura dI Exploding Boy

Da parecchio si attendeva una discesa a Roma del commando suicida, e finalmente eccolo qua, in compagnia del quasi sconosciuto Monolith (e credo che tale rimarrà). La data non era delle più favorevoli per fare il tutto esaurito, e infatti la saletta dell’Alpheus è decisamente vuota, al massimo un centinaio di fan tra i più duri e puri. Il primo a salire sul palco è appunto Monolith, e devo ammettere che ero curioso di vedere come si sarebbe svolto un suo concerto. Personalmente non avevo ascoltato molto di questo artista belga, se non qualche cosa distrattamente, ma non mi ricordo di averne avuto una buona impressione. Purtroppo la conferma ce l’ho avuta già al secondo pezzo. Immaginate delle basi musicali molto, molto ripetitive, dei macigni che s’infrangono a tutta forza contro le ghiandole genitali degli ascoltatori (forse da qui il nome del gruppo). Monotonia allo stato puro. Il trillo del citofono di casa mia è sicuramente più musicale di ciò che ho sentito quella sera. Inoltre è da sottolineare la notevole presenza scenica del simpatico omino: è stato per tutta la sua performance dietro un portatile senza alzare mai gli occhi verso il pubblico, forse era troppo impegnato a giocare con freecell. Per fortuna a salvarci dal supplizio c’era la birra media a 4€.

Dopo qualche minuto, giusto il tempo di sistemare l’attrezzatura, tocca ai Suicide Commando, e qui la musica cambia, sotto tutti i punti di vista. Il cantante Johan Van Roy è caricatissimo, sale sul palco passando attraverso il pubblico e facendosi largo a spintoni. Rotea la piantana del microfono a pochi centimetri dalle facce della prima fila, che hanno rischiato più di una volta ferite lacerocontuse. Non sta un attimo fermo, si aggroviglia continuamente col filo del microfono, ma non cade mai. È un animale da palcoscenico, è trascinante, sembra un leone in gabbia, mancava solo la camicia di forza. È trascinante, tutti i cyber-avventori seguono il loro guru ballando e cantando. L’apertura, così come tutto il concerto, è ovviamente riservata all’ultimo album “Axis of Evil”, il palco diventa un pulpito dal quale vengono lanciati slogan anti-americani e imprecazioni di vario tipo, tra le quali un acclamato “Fuck George Bush”. Il tema portante del concerto è quindi quello di denuncia verso quell’inutile guerra voluta dal presidente americano contro il fantomatico asse del male. Liriche che sanno di impegno sociale cantate con voce distorta, melodie cupe, EBM convulsa e ballabile, su beat prevalentemente di natura techno. Non mancano nemmeno le hit del precedente Mindstrip, come “Mind stripper”, “Raise your god”, e soprattutto la dirompente “Hellraiser”. La performance dei SC dura circa un ora e mezza, ma alla fine sembra essere volata, mai un abbassamento di ritmo, non c’è spazio alla noia, quasi tutti hanno ballato per l’intera durata dello spettacolo. Unico rammarico è forse che una maggior affluenza di pubblico avrebbe stimolato Van Roy ad esaltarsi di più, ma era sabato primo maggio, c’era il concertone a piazza S. Giovanni, c’era la serata al Jungle, al popolo darkettone, non si poteva poi chiedere di più