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Avere la possibilità di vedere un gruppo storico, se non fondamentale, non è cosa di tutti i giorni. Per un musicista poi avere l'opportunità di vedere all'opera il bassista più geniale che il metal estremo abbia espresso nella sua storia (sfido chiunque a contestare quest'affermazione), è un occasione da non farsi assolutamente sfuggire. Alla luce di questo non riesco a capire come questa sera all'Alpheus siano accorse circa 200 persone. Probabilmente (e i fatti parlano chiaramente) i pischelletti sono molto più attratti dalle black metal band, e dal fascino distorto da leggende metropolitane che girano su questi cattivoni delle terre del nord, piuttosto che da gente che preferisce salire sul palco in jeans e sandali da francescano. La serata inizia con i Last Mistake e la domanda è una sola: che ci fanno sul palco? Ho capito che vorrebbero proporre un heavy-doom pieno d'influenze e concepito con intelligenza. Questa però dev'essere solo un intenzione, perchè hanno annoiato tutti (compresi i loro amici).
A seguire i VII Arcano. E' forse la quarta volta che li vedo dal vivo e mi sono fatto una sola domanda durante la loro esibizione: quand'è che si decideranno a cambiare marcia? La prima volta che li ho visti e sentiti erano promettenti. Dopo qualche anno tali sono rimasti. Spero trovino un modo per fare il salto di qualità definitivo, altrimenti li aspetta l'oblio già destinato a tante altre band.

-Recensione Sadus
Appena la band statunitense ha attaccato con "Slaves" una forza misteriosa mi ha sospinto sotto il palco e lì, ho considerato l'altra faccia della medaglia: cazzo quando c'è poca gente puoi goderti il concerto come se suonassero per il tuo compleanno YYHHAAUUUU!!! La differenza tra i gruppi precedenti e i Sadus è stata talmente grande che per tutto il primo pezzo la gente è rimasta immobile, incredula che tre persone potessero creare un suono imponente e duro come un muro di nuda roccia, ma articolato come l'altare di una chiesa barocca. Già con la successiva "Aggression" (complice anche la band, che si è cominciata a sciogliere maggiormente sul palco), ogni inibizione ha lasciato il posto ad un reale coinvolgimento. Un pò tutti erano impegnati a gustarsi (e come dargli torto) la prova di Steve. Tuttavia col passare dei brani, ci si rendeva sempre più conto che i sadus non sono diventati una leggenda per opera dello spirito santo. Il trio americano (trio...che bella parola, mi fa venire in mente i Coroner, sigh!), brano dopo brano ha dimostrato non solo di essere valido tecnicamente, ma di essere una macchina dove energia, potenza, classe, idee e carisma convivono in un ingranaggio complesso e ben oleato. Darren Travis è stato una piccola (anche fisicamente) sorpresa. Con la sua Gibson flying a macinare riff su riff, la sua voce cattiva (mi ha tanto ricordato
Schuldiner) (N.d.kINeTiC a chi lo dici...), e la sua attitudine casinara alla Angus Young, ha conquistato le prime file, buttandosi continuamente sul pubblico che divertito lo rispediva come una molla sul palco. Jon Allen pur essendo un batterista dotato ha dato una grande dimostrazione di cosa voglia dire essere un percussionista (a molti dovrebbero fischiare le orecchie in merito): mai arzigogolato nel suo stile, ricercato quanto basta e potente come una macchina pressatrice . Anche se si fa metal è inutile andare a mille. Come diceva la pubblicità "La potenza non è nulla senza il controllo!". Il concerto è andato avanti per un'ora e venti senza cadute di tono tra brani vecchi o recenti, con un Di Giorgio che chiedeva se volevamo sentire qualcosa dal nuovo album, e all'ovvia risposta ha sentenziato CON un esilarante "OOOHH!!...FUCK YOU!!!". Un esibizione che è stata un vero e proprio rapporto sessuale, con un crescendo di
coinvolgimento tra il pubblico e la band assolutamente esaltante. Alla fine sia la band che la gente presente avevano la gioia e la soddisfazione scolpiti sul volto...
-Recensione Steve Di Giorgio
Tutto mi aspettavo tranne una cosa: che si presentasse con un mostro a due braccia tra le mani. Un ESP con un manico fretless e uno coi tasti, entrambi a 5 corde usato nella maniera più consona ai passaggi suonati. Ha deliziato tutti con un incrocio di ritmiche e assoli che s'incastravano tra di loro in modo stupefacente. Vederlo accordare il fretless durante i pezzi. Le sue dita che disegnavano incredibili sciarade sulla tastiera. Guardarlo suonare contemporaneamente il basso ed un synth. Si era lacerati dalla scelta o di gustarsi fisicamente l'esibizione o non perdersi questo spettacolo di musicista. C'è stato un momento in cui si è avuta la prova tangibile della funzione assolta dal suo strumento. Improvvisamente durante un brano ha levato il jack per cambiare basso ed è stato come se al tendone di un circo levassero il pilone principale: sembrava cascasse tutto. Appena rientrato, tutto si è rialzato più scintillante e imponente di prima, grazie anche ad un Carvin (sempre fretlees) che aveva un suono incredibile sia sulle ritmiche che sugli assoli. L'unico momento che non ho apprezzato è stato quando è rimasto da solo sul palco per un assolo. Cose così le ho sempre trovate pacchiane e degne delle seghe alla Dream Theater. Un peccatuccio veniale, vabbè.
Se qualcuno lo aveva dimenticato, stasera si sarà rinfrescato la memoria: i Sadus sono fondamentali. Io intanto esco e trovo il capo da solo in macchina, intento a rullarsi una sigaretta che mi guarda triste e mi dice "Sconfortanti.." Cosa? E Perchè? Mi guarda come un cane bastonato e mi dice: "E sconfortante vedere ogni volta quanto le band italiane siano lontane anni luce da certi livelli...". E mo chi ha il coraggio di portarselo a vedere pure i Mayhem e gli
Exodus?!
PLAYLIST
Slaves
Aggression
Crutch
Hands of fate
In your face
Good ridn'z
Sick
Kill team
Power of one
Mask
Unreality
Twisted face
Eyes of green
Certain death
Sadus attack
The Wake
Facelift
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