
Intervista a cura di Alessandro "Souls"
Di sicuro nel 2002 uno degli album più interessanti in campo gothic metal è stato il debut “First Year Departure” dei nostrani Room With a View. Ne abbiamo approfittato quindi per intervistare Francesco Grasso cantante/chitarrista e maggior compositore della band.
1-
Ciao
Francesco, innanzitutto complimenti per “First Year Departure”. La prima
domanda che voglio farti è sul passato della tua band ovvero quando eravate i
Black Thorns Lodge e tutto il processo evolutivo che ne è scaturito portando
alla vita i Room With a View.
F. Ti
ringrazio infinitamente per i complimenti. Effettivamente, per chi come te ci
segue fin dai tempi dei Black Thorns Lodge, deve essere stato abbastanza
disorientante vederci esordire al debutto sulla lunga distanza con un monicker
diverso, oltre che con un sound profondamente rinnovato, a dispetto di un certo
successo che eravamo riusciti peraltro a conquistarci grazie al Promo2000 dei
BTL. In realtà i motivi di questo cambio radicale risalgono addirittura al
periodo immediatamente successivo alla registrazione proprio del Promo2000 con i
BTL. Nonostante il nostro demo stesse riscuotendo parecchi consensi sia di
pubblico che di critica (ricordo con piacere soprattutto un clamoroso terzo
posto nello Pyschoreferendum del 2000, insieme a nomi ben piu’ blasonati come
Estrema e Linea77…), a me e ad Alessandro appariva chiaro come quel lavoro
rappresentasse un episodio a suggello di un primo periodo evolutivo ormai
concluso, una sorta di atto testamentario, e come tale, privo di ogni sbocco
stilistico. Per noi non aveva più alcun significato continuare a suonare certe
cose, dal momento che eravamo già proiettati verso tutto quello che sono poi
diventati i Room With A View. Oggi guardiamo al demo dei BTL con una certa
tenerezza, possiamo decisamente ritenerci fortunati nell’aver trovato un
contratto discografico grazie ad un lavoro –diciamocelo- piuttosto derivativo
ed ingenuo come quello!

2- Come nasce un vostro pezzo?
F. Siamo io ed Alessandro ad occuparci di tutto, e non tanto perché vogliamo avere l’ultima parola su tutto, quanto per il fatto che abbiamo una sezione ritmica piuttosto passiva, che ha bisogno di essere “imboccata”…Ragionando a livello prettamente compositivo, direi che non esiste una formula vincente per scrivere un buon pezzo, né un modus operandi valido a priori (se esistesse, ed io ne fossi a conoscenza, i nostri dischi sarebbero dei capolavori… per ora diciamo che tendiamo alla perfezione eheh) . Spesso parto da un`immagine: io tendo a visualizzare ogni singolo pensiero, ogni sensazione che provo. Generalmente mi viene più facile comporre al buio. Quando si spengono le luci, all’inizio si può rimanere un po’ disorientati e storditi, ma in realtà basta semplicemente farsi un attimo gli occhi… Si vede molto di più al buio, delle volte: il sole abbaglia, confonde la vista. E’ il buio che ti permette di vedere tantissime stelle meravigliose.
3- Una cosa che mi è molto piaciuta è l’artwork novecentesco, com’è nata l’idea?
F.
Sono contento che tu abbia apprezzato l’artwork del cd, devo confessarti che
sia io che Alessio Oriani, il nostro grafico, ci abbiamo lavorato molto. E’
stato divertente rovistare tra vecchie scartoffie alla ricerca di un’immagine
che potesse rappresentare graficamente al meglio lo spirito di “First Year
Departure”. La scelta di utilizzare foto d’epoca, ritagli di vecchie
cartoline dei primi del Novecento, fotogrammi di film dell’epoca d’oro del
cinema rientra in quello che è il concept di “First Year Departure”: il
viaggio che dilata date e latitudini.
4 - Dal
vivo come risolverete il problema delle parti cantate in growl? Di sicuro nel
prossimo cd
che farete saranno totalmente abolite.
F. Ancora
non abbiamo deciso se suonare dal vivo gli “episodi urlati” del nostro
repertorio, credo che sceglieremo in base ai differenti contesti in cui -si
spera- ci esibiremo. In ogni caso già abbiamo individuato un ottimo screamer
che ci darà una mano nell’eventualità di un live set che preveda la presenza
di pezzi con il growl. Credo che in ogni caso lo show sarà incentrato
principalmente sui pezzi nuovi che abbiamo composto in questi ultimi mesi, oltre
ad ovviamente qualche episodio tratto da “First Year Departure”,
opportunamente riarrangiato in chiave live.
5- All’ascolto
di “First Year Departure” ho notato subito l’originalità della vostra
proposta che sfugge alle semplici classificazioni, potrei dire dark-gothic-metal
ma sarebbe riduttivo. Come definisci la tua musica?
F. La nostra musica sembra sfuggire naturalmente dalle facili categorizzazioni.
Spesso noi stessi ci sorprendiamo poi di come i pezzi ci vengano spontaneamente
anche molto diversi l’uno dall’altro. Credo tutto ciò dipenda
fondamentalmente dal fatto che sia io che Alessandro di musica ne mastichiamo
moltissima, ed automaticamente ne ricaviamo suggestioni ed impressioni, che poi
riaffiorano inevitabilmente nel momento della composizione. Certo, so bene che
questa nostra “allergia”alle facili categorizzazioni non facilita
assolutamente il compito di voi giornalisti musicali, me ne rendo conto. Ma
credo che proprio nell’ecletticità risieda la forza dei Room With A View.

6- “Madeleine” è arricchita di un ritornello cantato in italiano, semplice ma efficacissimo. Con la nostra lingua è facile cadere nel banale, penso che per te sia stata come una sfida compiere questa cosa, vero?
F.
In realtà il refrain di “Madeleine” è nato spontaneamente in italiano, è
questo ha sorpreso anche me. Il pezzo è uno dei due che abbiamo ripreso (e in
questo caso stravolto) dal promo dei Black Thorns Lodge – l’altro è “End
of Season”. Nella sua passata incarnazione, dal titolo “Hopeless”, non
avevo avuto modo di dedicarmi alla stesura di un testo semiplausibile per il
ritornello, ma la linea vocale ci sembrava piuttosto valida, e si era deciso di
registrarla comunque: mi ero così esibito in una esilarante declamazione di
fonemi in musica... Nel momento in cui ci siamo ritrovati a dover riprendere
questo vecchio pezzo e riarrangiarlo (così come per “End of Season”, questo
ripescaggio è nato effettivamente per semplici motivi di tempo… avremmo
decisamente preferito inserire due pezzi completamente nuovi, ma non avevamo
pronto materiale a sufficienza quando siamo entrati in studio – viva l’onestà),
mi sono imposto di scrivere finalmente un testo per quella linea vocale così
dolcemente impalpabile… Beh, come ti dicevo la cosa ha sorpreso anche me, ma
le prime parole che mi sono venute in mente sono state spontaneamente nella
nostra lingua madre… la cosa mi ha sorpreso perché di solito non riesco a
scrivere in italiano, è una cosa che mi fa sentire troppo vulnerabile.
7- I
gruppi che più ti rappresentano? Di sicuro i Katatonia e i Novembre hanno avuto
la loro importanza.
F. Beh,
nominare gruppi che mi rappresentano è piuttosto difficile… Mi sento
sicuramente meno in difficoltà a nominare gruppi che hanno significato molto
per me, e senza dubbio i Katatonia e i Novembre (quelli di “Arte Novecento”)
sono fra questi. Forse a qualcuno potrà sembrare strano, ma ho passato
l’infanzia ad ascoltare synthpop (Depeche Mode su tutti), e mi sono avvicinato
al metal assolutamente da profano, e solo in età avanzata (effettivamente con
“Brave Murder Day” dei Katatonia, anno 1996). A tutt’oggi non ascolto
praticamente nulla di avvicinabile al metal a parte i due gruppi da te citati,
ma non tanto per snobismo, quanto proprio perché il metal non fa parte del mio
background musicale. (N.D.kINeTiC eppure non ci giurerei France'...noi ci
conosciamo e da parecchio tempo hehe...)
8-
Cosa
ci state preparando per il futuro? Avete composto pezzi nuovi?
F.
Stiamo
preparando le cose in grande, questa volta stiamo affrontando l’avvicinamento
alla data di ingresso in studio come una band professionale a tutti gli effetti,
con una consapevolezza ed una maturità che sicuramente ci erano mancate in
passato… Abbiamo diversi pezzi nuovi più o meno ultimati, e sono sicuro che
coglieranno nel segno. Ci stiamo concentrando totalmente sulle dinamiche, la
fluidità e l’impatto melodico… se riusciremo anche ad azzeccare la
produzione giusta credo che col prossimo disco potremo fare decisamente un
grosso salto di qualità.
9 - L’attività live come procede?
Mentre
l’attività compositiva procede piuttosto speditamente, sul fronte live tutto
tace… effettivamente è difficile conciliare le due cose. C’è anche da
considerare che fino al nostro debut album, il repertorio dei Room With A View
è stato costituito esclusivamente da pezzi composti tra le 4 mura della mia
stanza, senza l’apporto di una sezione ritmica, senza avere mai la possibilità
di provare niente in sala prima di entrare in studio. Diciamo che il processo
compositivo per “First Year Departure” è stato un processo fondamentalmente
"di immaginazione": io e l'altro chitarrista, Alessandro, siamo stati
"costretti" ad immaginare l'effetto finale degli strumenti sovrapposti
uno sopra l'altro, le armonizzazioni, le linee vocali (io mi sono addirittura
improvvisato cantante direttamente in studio! Mai visto un microfono prima
d'allora, a parte ovviamente quei due minimi episodi sul promo dei BTL...), le
linee ritmiche, le dinamiche...La
registrazione in studio è stata così la concretizzazione di ciò che fino ad
allora era esistito solo nelle nostre menti. Questo spiega, credo, il fatto che
il disco sia venuto cosi' particolare, ingenuo in certi passaggi, con cambi e
passaggi poco ortodossi. Spiega anche il fatto che i pezzi siano tutti molto
lunghi (mai sentiti per intero prima di entrare in studio, e quindi mai
cronometrati! Prima di registrare noi ragionavamo sempre riff per riff), con
arrangiamenti spesso improponibili in un contesto live… Ci sono milioni di
layer di chitarre elettriche, acustiche, classiche, fisarmoniche, trombe,
violini, e chi più ne ha più ne metta… credo sia evidente come non ci sia un
solo passaggio in “First Year Departure” composto nell’ottica di una
eventuale resa live. Tutto questo ci ha limitato parecchio sotto l’aspetto
concertistico, ed infatti per i pezzi nuovi stiamo lavorando proprio in questa
direzione, all’insegna della mai troppo valida massima “less is more”. Il
nostro obbiettivo è quello di riuscire a comunicare le medesime sensazioni,
ricreare le medesime atmosfere, ma questa volta con il minimo dispiego di mezzi.
Questo credo sia per ora il nostro principale scopo, ed è evidente come in
un’ottica del genere i nuovi pezzi saranno immensamente più facili da
rappresentare in chiave live.
10 - Lascio
terminare a te l’intervista. Dì quello che vuoi ai nostri lettori.
F.
Cosa
dire, Alessandro… innanzitutto ti ringrazio per le belle parole che hai
dispensato su di noi nella recensione di “First Year Departure”.
Ai lettori di DK666zine consiglio di visitare il nostro sito
www.clubepoque.cjb.net
: ci sono un paio di
mp3 tratti dal nostro debut album, in modo che chiunque si possa fare un’idea
più tangibile di quello che suoniamo. Ascoltateci se volete, e perdonateci, se
potete, poichè noi siamo ombre soltanto, fatte di schegge di sogno e polvere di
stelle...