|
|
PSYCHOPUNCH SMASHED ON ARRIVAL
Genere: Punk'N'Roll Sito: www.psychopunch.com Voto: |
|
Signore
e signori vi presento “Smashed On Arrival”, il miglior album del 2004, ad
opera degli svedesi, sconosciuti ai più, Psychopunch. Questi quattro ragazzi
svedesi arrivano al quarto studio album, dopo il passaggio dalla nota “White
Jazz” alla sconosciuta “Silverdust Records”, dando alla luce il loro
miglior disco e uno dei migliori dischi di sempre in ambito punk’n’roll:
melodia, potenza, incisività, decadenza, attitudine da vendere!!! Signori siamo
di fronte uno ad uno di quei rari casi in cui il cd vale gli ormai canonici 22
euro: un disco di 12 inni, niente riempitivi, ma 12 fottute perle di punk’n’roll
assolutamente perfette, impreziosite da un mix potenza/melodia mai ascoltato
prima. Non c’è una singola traccia che prevale sulle altre, non c’è un hit
single, qui tutto suona come meglio non si potrebbe. A partire dalla decadente
“Nothing Ever Dies”, per altro già inclusa in uno split con gli Hollywood
Hate, si comprende subito come il dono della melodia li ha graziati tanto da far
venire in mente la band di “Rocket To Russia”, ma qui c’è di più: ritmo
cadenzato e linee vocali in bella mostra rievocano i migliori Backyard Babies,
ma con un velo di malinconia e rabbia maggiori, con risultati non lontani dai
sottovalutati Social Distortion. “Hard To Belong” e “All Over Now”
confermano le mie parole in maniera chiara ed inequivocabile!!! “Dying In Your
Dreams” è il capolavoro assoluto della band: rievoca alcune delle atmosfere
migliori racchiuse in “Bursting Out Of Chucky’s Town” (secondo lavoro
della band), ma si fregia di un’attitudine “loser” fuori dal comune. “A
Powerful Brand” è diretta, incazzata, letale come una corsa in auto a 200
Km/h che si conclude contro un muro. “Just A Little Bit Down” è
l’ennesimo anthem, che mantiene costante il dualismo velocità/melodia, con
soluzioni convincenti e mai ripetitive, un hit graffiante e ruffiana, ma al
tempo stesso velata da una strana malinconia, marchio di fabbrica della band.
“Fingerclickin’ Good” vi travolgerà come un treno in corsa: strofa
essenziale, bridge diretto e un ritornello talmente bello da restar senza
parole, che con un pizzico di superficialità lo si potrebbe definire scontato,
ma le cose più semplici sono anche quelle più belle. Inutile andare avanti
poiché il senso delle mie parole sarebbe sempre lo stesso, così come
l’intensità di questo disco!!! Al di là delle singoli canzoni, questo disco
ha il pregio, ormai raro, di essere un disco genuino, vero, che trasmette
emozioni di vita vissuta, emozioni che, solo chi è cocker, può
comprendere…Comprate questo disco e ascoltatelo a volume inaudito, tutto
d’un fiato; quando arriverete alla fine l’unica cosa che saprete fare è
spingere di nuovo il tasto “Play” |
|
|
|
|