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Strana serata questa del No Mercy. Tutti i componenti dei gruppi che ho visto stasera avevano un'aria scoglionata. Non so se sia la stanchezza del tour, o qualcosa che secondo me deve aver minato i rapporti tra le band. Fatto sta che mi è sembrata una serata in cui ad accomunare il viso dei musicisti sia stata una strana e inspiegabile tensione. E a quanto pare non sono l'unico ad aver avuto questa sensazione.
WIKKED WYTCH
La domanda è: perchè? Perchè con le decine di migliaia di band che affollano il panorama mondiale, io sono stato costretto a sorbirmi per due volte nel giro di 50 giorni il corredo di brutture di questi playboy del nulla? Che siano musicalmente ignobili non è una novità. Ma perchè ad aprire quello che dovrebbe essere uno dei più importanti festival della musica estrema, ci sono loro? Fare ovvia dietrologia non costa nulla (non sono, e non saranno, gli unici a pagare per suonare, questo è poco ma sicuro). Tuttavia a loro modo sono una band estrema. Anzi: estremamente da evitare. A parte le quattro porche che non vedono l''ora di spupazzarseli a fine tragedia (perchè è questo l'unico termine per parlare delle loro esibizioni), gli unici a godere della loro presenza sono gli esteti delle forme impossibili. Qualche anno fa avevamo sfidato un amico a spupazzarsi una donna di nostra scelta dietro compenso. La ricerca è terminata. L'abbiamo trovata! Se stai leggendo preparati: i soldi sono tuoi.
CATARACT
La sorpresa della serata. Non mi aspettavo nulla dalla band svizzera. Invece appena parte la loro esibizione, le cellule morte del mio corpo riprendono vita, il cuore comincia a pompare come quello di Rocco Siffredi la prima volta che ha visto una donna nuda, e le mascelle diventano dure come quelle di un cocainomane. L'impatto, la furia, e la carica di questi ragazzotti, è assolutamente la sensazione più genuina della serata. Il singer è una vera forza della natura. Una voce potente e un'attitudine live da ricordare. Se non siamo ai livelli degli Hatebreed poco ci manca. Da tenere d'occhio per il futuro, e da non perdere dal vivo. Ve lo garantisco. E poi, vincono la coppa di momento più divertente della serata. Al grido di un fan del pubblico "Forza Svizzera", il singer (che a fine serata ho scoperto essere calabrese) ha reagito con un "Mavvaffanculo!! Ma quale forza Svizzera!". Che spasso....
DYING FETUS
Ricordo la grande impressione che mi fecero tempo fa di supporto a quella cacca degli Hate Eternal . Una carica distruttiva ambulante. Un'impatto assolutamente tellurico. Non vedevo l'ora di rivederli all'opera. Invece ho dovuto prendere una coltellata in pieno viso. Il singer non c'è. Chi ha visto in passato la band americana, sa che la loro arma in più era questo uso di due voci, una più hard-core e una una brutal, che creava in impatto live devastante. Tutto questo non c'era stasera. Solo chi non li aveva mai visti, magari avrà apprezzato l'esibizione. Soprattutto dopo i primi due brani, visto che all'inizio il suono era scandaloso, con un volume che gridava vendetta. I Dying Fetus non si discutono. Ma stasera non era questo che mi aspettavo. La mia delusione.
DISBELIEF
Detto tra noi: io ero qui per loro e per i Nile, sennò sai dov'ero a quest'ora. Il timore che il muro di suono creato su disco fosse difficile da riprodurre in sede live, è stato spazzato via dalla band tedesca in men che non si dica. La potenza, il groove, la rabbia di Jager e soci, non hanno avuto momenti d'esitazione nenche in sede live, dimostrando che non sono affatto un bluff da studio. Certo, essendo poco conosciuti dall'audience rigorosamente divisa in fazioni, hanno fatto la goduria di pochi ma veri aficionados della loro proposta. Ma tant'è. Non hanno più nulla da dismostrarmi dopo stasera. Sono lì. Chi vuole, se li prenda. Grande conferma.
DARK FUNERAL
Poc'anzi ho detto fazioni. Chi frequenta i concerti a Roma, sa che le band black hanno un gran seguito (sarà che è la città del papa, dice il caro amico Piddu Babbu). E anche stasera una nutrita frangia di blackster (?!) ha marciato alla volta dell'Alpheus pronta a tributare onori e gloria, a una delle più rispettate e conosciute black-metal band del pianeta. Salvo entrare e vedere scritto che i Dark Funeral per motivi di salute, erano costretti ad annullare tutte le date della torunèe. Ora, chi c'era, sa che hanno cominciato a girare brutte voci sull'origine di questi 'motivi di salute'. Voci che io, con i miei cinque esami dai giurisprudenza allle spalle, mi guardo bene dal riportare in questo report, visto che non ho i soldi per andare in giudizio. L'unica cosa che mi sento di ricordare è il paradosso di una band rappresentante di un genere che tutto voleva essere, meno che commerciale, e che si è ridotta ad invadere i tavoli del merchandising con perizomi, accendini, spillette, polsini e cincaglieria varia con cui brandizzare i blackster venuti qui per loro. Se permettete, faccio ancora parte di quelli che il nome preferisce farlo girare con cose più banali come la musica, e i concerti.
NILE
Se non c'erano i Nile stasera, il No Mercy se lo vedevano in quattro gatti, questo è poco ma sicuro. La band che tutti dovrebbero ringraziare per aver ridato vitalità ad un genere che sembrava intorpidito tra le secche dell'autocitazione, stasera ai miei occhi ha avuto la definitiva consacrazione. Non daresti una lira a Karl Sanders: sembra un elfo che si è ingoiato il gabibbo. Il viso tenero tenero, abbigliamento normalissimo, niente facce cattive, borchie, scapocciamenti. A parlare per lui è la sua chitarra. Il riffing dei Nile è chiaramente forgiato tra la lava degli inferi, è temprato con la saggezza di un druido, ha la pesantezza di monolite e la velocità di un M-16. Già con l'iniziale 'The Blessed dead' è chiaro a tutti che il nuovo batterista George Kollias, non farà rimpiangere Tony Laureano(sigh!). Non serve parlare di tecnica, o velocità: sono solo componenti di un marziano della ritmica brutale. Mi sono commosso a sentire 'Ramses bringer of war'. Avessero proposto anche 'Wind of Horus' sarebbe stata l'apoteosi, ma almeno ho un motivo per rivederli quanto prima. Anche se hanno pescato (poco però, vista la durata) da tutti gli album, a fare la parte del leone è stato il nuovo 'Annihilation of the wicked', che uscirà a Maggio, con tre brani. Il primo che mi sembra s'intitolasse 'Cast down the heretic', è stato l'apoteosi della velocità: spaventoso. Ma a colpirmi è stata la title-track, un brano in pieno stile Nile. Lunga, epica, onirica e potente: una vera sinfonia di distruzione. Non oso immaginare come suoni su disco, con la produzione guidata da un certo Neil Kernon. La cosa incredibile dei Nile è che impressionano anche negli aspetti meno evidenti della loro musica. Le parti vocale ad esempio sono davvero cupe e potenti; lo stesso Sanders ha dato spettacolo nelle modulazioni del growling effettuate gonfiando e sgonfiando la gola: sembava un rospo. Dovreste vedere i plettri che usa. Piccolissimi e spessi: una via di mezzo tra una vongola e l'unghia dell'alluce di un contadino. In breve: Karl Sanders & co. stasera hanno dato vita a tre quarti d'ora di manifesta superiorità. Non resta che attendere il nuovo lavoro.
SIX FEET UNDER
A me i Six feet under non hanno mai fatto impazzire. E' un gruppo che di certo non lascerà un segno nella storia del death e che deve la sua 'popolarità' al fatto di annoverare uno dei più grandi singer brutal-death della storia: Chris Barnes. Premessa dovuta prima di affondare il coltello nella piaga: con quale criterio è stato scelto l'headliner? E non posso neanche lamentarmi più di tanto, visto che hanno suonato poco più di mezz'ora. Dal vivo rispecchiano le sensazioni che mi danno su disco. Interessanti e nulla più al primo pezzo, pallosi già alla fine del secondo. Si era tutti li a godersi quello zozzone di Barnes grugnire come pochi, e tentare qualche soluzione nuova con una sorta di effetto 'gatto silvestro', che a parte un sorriso strappato era francamente ridicola nella resa. Nè più nè meno che di quello che ci si poteva aspettare.
LA RESA DEI CONTI
L'ideatore del No mercy festival, quando l'anno prossimo dovrà contattare le band, si ricordi di sospendere le sue dosi di droghe e alcol per almeno un mese, per avere così la lucidità necessaria a mettere insieme una bill più degna e in un'ordine meno scriteriato. Pena il cambio del nome in 'Mercy, Please'. Chiunque era qui, lo ha fatto attirato da uno, massimo due band. E francamente per una manifestazione chiamata festival, è davvero troppo, troppo poco. Un plauso invece all'organizzazione, che messa alla prova in questa giostra del monta smonta, ha dato la possibilità di godere di uno spettacolo valido nella resa sonora, e più che degno nella fruibilità del posto. Non è semplice coordinare 6-7 band con relativi seguiti. A dimostrazione che la Kick ha finito di farsi le ossa: mi sa che a uscirne bene siano stati soprattutto loro.
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