MONSTER MAGNET

GLUECIFER

THE QUILL


Roma - 31/03/2004

Horus Club

Live Report a cura di King of Outlaw

Serata umida, a tratti piovosa, e traffico spaventoso, non sono i presupposti ideali per godersi una bella serata di sano R’N’R (il primo nocivo ai miei capelli, il secondo nemico della puntualità) e in effetti come arrivo all’Horus Club i The Quill hanno già suonato e i miei capelli hanno perso ogni forma. Cominciamo male. Cerco di recuperare la calma per godermi in tutto relax la performance dei norvegesi Gluecifer, da sempre una delle band che apprezzo di più.

GLUECIFER : La band di Biff Malibu (leader & singer) e Captain Poon non è di quelle che si fa pregare e, come mette piede sul palco, offre in pasto all’audience, un po’ scarsina per la verità, i brani migliori tratti da Automatic Thrill. Si comincia proprio con la title track del nuovo album e subito ho l’impressione di trovarmi di fronte ad una band ben rodata, sicura di sé, potente e dinamica. Impressione che diventa assoluta certezza con il passare del tempo grazie alla qualità di brani come “Take It”, alla deflagrante “Here Come The Pigs”, alla magia blues/psichedelica di “Shaking So Bad”, a “Call From The Other Side”, brano che Biff dedica alle coppie presenti, introducendo questa song come “Gluecifer’s Love Song” e “Put Me On A Plate” (uno dei miei brani preferiti in assoluto), tutte tratte dall’ultimo lavoro della band. Ma c’è anche spazio per un tuffo nel passato con “Rockthrone” tratta da “Ridin’ The Tiger” e “Black Book Lodge” e “Easy Living” tratte dall’eccellente “Basement Apes”; per dirla tutta qualche altro brano tratto dal recente/lontano passato della band avrebbe reso la performance della band assolutamente perfetta, ma va bene anche così, purtroppo il tempo a disposizione era quello che era. Quello che posso augurarmi è di rivedere presto questa band dal vivo, magari come headliner.

MONSTER MAGNET : i Monster Magnet, ovvero melodie sabbathiane suonate con la delicatezza di un pachiderma, i riff della band hanno la stessa potenza distruttrice di un fiume in piena, imprigionato per troppo tempo in una diga, si stagliano contro l’ascoltatore, investendolo con un muro di suono devastante e la nuovissima Monolithic, estratta dall’ultimo lavoro della band, “God Says No” o “Superjudje” mi sono testimoni. Ma la band oltre alla potenza e alla precisione, si fregia anche di atmosfere uniche, riesce ad evocare, grazie anche ad immagini proiettate su un maxi schermo alle spalle della band,  degli scenari allucinanti, note che si trasformano in paradisi artificiali, che si insinuano nel corpo dell’ascoltatore e come un virus, una droga lo trasportano in luoghi veri solo per logica astrazione, “Space Lord” è tutto questo. Un concerto fatto di momenti memorabili, che raggiungono l’apice durante 2 lunghi e affascinanti momenti acustici (purtroppo non so dirvi i titoli dei brani in questione perché a me sconosciuti) durante i quali David Wyndorf mostra tutto il suo fascino da “Re Lucertola del XXI secolo”, un po’ poeta, un po’ peccatore, un po’ rock star. Gli ottanta minuti circa di questa performance sono la prova reale che il Rock, quello con la “R” maiuscola, quello viscido, sporco, quello fatto con il sudore, con gli ormoni e col cuore è più vivo che mai e per questo dobbiamo ringraziare anche i Monster Magnet e la Kick Agency, grazie alla quale abbiamo potuto assistere a tutto questo. MONOLITICI!!!