Live report a cura di kINeTiC-M e No One is Safe

 

METALLICA – PLACEBO - STONE SOUR - FLINT

IMOLA – 13/06/2003 – Autodromo 

Track-list: 

Battery
Master of Puppets
Ride the Lightning
Welcome Home (Sanitarium)
For Whom the Bell Tolls
Frantic
Creeping Death
St. Anger
No Remorse
Seek and Destroy
Blackened
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Harvester of Sorrow
Nothing Else Matters
Damage Inc.
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Sad But True
Enter Sandman

 

Questo è stato per il sottoscritto, non soltanto l'evento dell'anno, ma anche l'evento di una vita! Non avevo mai visto dal vivo JMZ "Yeah" Hetfield e combriccola, vuoi per la mancanza cronica di verdoni, vuoi per pigrizia, vuoi per gli sciagurati ultimi album della band. La decisione di partire alla volta di Imola è maturata grazie alle pressioni incessanti di un mio amico, fan sfegatato dei Friscos (si mormora che sia uno dei figli illegittimi di Lars Ulrich sparsi per il mondo hehe), e grazie all'ascolto del nuovo "St. Anger" che mi ha colto alla sprovvista...una settimana prima dell'evento, avevo visto lo speciale di MTV dedicato ai Metallica (ogni tanto passano anche qualcosa di serio...) e il susseguente concerto in diretta dalla Germania, e penso che chi, come me, ha adorato e che tuttora adora quei primi cinque capolavori musicali dei 'tallica, sia rimasto folgorato nel profondo del cuore...la decisione è diventata irremovibile e improrogabile! Così, io, monnezZza e Lars jr. abbiamo imboccato l'autostrada il 13 Giugno, pieni di speranza ed estremamente fiduciosi della performance a cui saremmo andati incontro...sorvoliamo il fattore caldo (sull'asfalto dell'autodromo ci saranno stati almeno 45 gradi credo), che ha messo a dura prova i nostri fisici da lanciatore di coriandoli e al massimo da alzaboccali di birra che ci ha impedito di godere al meglio dello show (impossibile avvicinarsi minimamente al palco a causa anche dell'invalicabile muro di migliaia di "capocce" dinanzi a noi...non oso immaginare in quali condizioni stessero quelli in "prima fila"...) e sorvoliamo sui gruppi precedenti i Flint (siamo arrivati intorno alle 17:00), i Flint stessi (polpettone punkettoso allappante come un caco andato a male e impastato co la Nutella, di uno dei tizi dei Prodigy) e sugli "apri-metallica" Placebo (noiosi, mosci e fiacchi come un bradipo zoppo) e andiamo invece a soffermarci sulla prova degli Stone Sour del cantante dei ben più noti Slipknot, ovvero Corey Taylor. A parte il fatto che sta meglio con la maschera (pare un ubriacone panzone irlandese roscio), Corey ha dato buona prova delle sue doti "canore" e ci ha deliziati con una maglietta intrisa di grasso, polvere, catrame e quant'altro con in bella vista una scritta memorabile: "ZOZZONE"! Solo per questo, ha guadagnato la mia incondizionata stima! Musicalmente, la band ha proposto quasi tutto il loro unico album autointitolato. Uno show energico e possente, all'insegna dell'hard rock imbastardito dalle burinissime vocals del rossiccio e impanzito screamer! Bravi davvero, complice l'acustica, praticamente impeccabile. Dopo di loro, i Placebo, come detto e come ignorato. I Metallica salgono sul palco, se non erro, intorno alle 21:30 e la famelica attesa si trasforma in DELIRIO puro quando partono in quinta con "Battery"...inutile starvi a raccontare cosa ho provato anche quando i The Four Horsemen hanno eseguito alla perfezione pezzi come "Master of Puppets", "Blackened", "Creeping Death" o "Seek And Destroy"...ogni pezzo è stato un'emozione unica in un'escalation adrenalinica vorticosa che ci ha sì sfiniti, e che ci ha anche mandati ben volentieri al "creatore" alla fine del concerto col sorrisetto da ebete peruviano stampato in viso...JMZ, Lars, e Kirk hanno dato davvero il meglio. Rob Trujillo, il nuovo bassista (ex Suicidal Tendencies e Ozzy), sembrava che stesse con loro da 20 anni...insomma, i 30-40-50 mila presenti (non sono riuscito a contarli tutti, scusatemi!), credo proprio che non abbiano avuto di che lamentarsi (a parte il caldo e i Placebo)...ai mancanti, beh, mi spiace sul serio, vi siete persi qualcosa di fenomenale ed unico (le apparizioni live di "Damage Inc." e "No Remorse" si contano sul palmo di una mano)...grazie Metallica!

kINeTiC-M

p.s. "Load" e "Reload" per la cronaca, sono stati completamente ignorati...ari-grazie ragazzi! Azzo!

 

 

 

IRON MAIDEN - CRADLE OF FILTH - MURDERDOLLS - LACUNA COIL - VISION DIVINE - DOMINE

 

Tragedia. La parola perfetta per descrivere questo Heineken Jammin' Festival 2003, almeno il terzo giorno. Non per via del lato musicale, bensì per via di quello organizzativo, che è riuscito a mettere in secondo piano la giornata metal che vedeva (finalmente) protagonista in Italia gli storici Iron Maiden. La scelta di organizzare un festival di tre giorni in un autodromo come quello di Imola, che mette a disposizione un'area certamente non piccola, poteva anche rivelarsi vincente, se non fosse che i presenti hanno dovuto soggiornare, chi per tre giorni, chi per due, o chi per solo poche ore, sull'asfalto di alta qualità dove il signor Schumacker sprinta oltre i 300 km\h. In poche parole, il mio povero culo è stato a contatto non con la merdina che usano per foderare le strade sotto casa mia, quelle dove si aprono crateri al solo passaggio del mio vesso a rotelle, ma con uno strato di asfalto che sopporta il passaggio di una ventina di folli a velocità spaziali. Quindi, cari organizzatori, come cristo pensate di poter accogliere una media di 50.000 persone al giorno e stiparle sotto il sole cocente senza coprire il fondo con qualcosa??? Alle 22, nonostante le tenebre, dal terreno salivano vampate di aria calda della temperatura di 40° che hanno reso anche la performance di Harris e soci un vero calvario (N.d.kINetiC come te capisco...). Questo sfogo potrebbe durare ore e ore, viste le cazzate riscontrate in un solo giorno di permanenza al festival, anticipatemi durante il viaggio da un amico che si trovava li dal giorno prima per assistere al concerto di Bon Jovi. La notizia della defezione degli Zwan, oltre ad essere stata accolta qualche giorno prima con gioia e commozione da tutti, si è rivelata a dir poco fondamentale, visto che ha permesso a un bel po di gente di risparmiarsi minimo un altra ora di sofferenza atroce. Se poi aggiungiamo in alcuni casi la stronzaggine di alcuni addetti ai lavori e la coglionaggine dei metallari italiani, che come al solito si sono fatti riconoscere con i gesti stupidi saldamente ancorati nel loro DNA, non possiamo certo dire di essere stati a un evento memorabile, rimanendo così con una punta di amaro in bocca per non aver potuto apprezzare totalmente il concerto dei maesti Iron. Forse sono io che sono esagerato, o forse sono io che mi sono rotto il cazzo di dover stare a competere con le solite organizzazioni italiane e con le solite mandrie di bambini metallari, in ogni caso continuo ad essere dell'avviso che gli open air non sono fattibili in Italia e che è meglio risparmiare qualche soldo e andare all'estero per godere di eventi speciali. 


Dopo una notte spesa a dormicchiare e a regalare soldi a quasi tutti gli autogrill piazzati tra Roma e Imola, arrivo in quel di Imola verso le 7 di mattina, con la convinzione di essere tra i primi a piazzarsi davanti ai cancelli per poter ottenere un posto in prima fila (N.d.kINeTiC sei un folle...haha ma tutti io me li raccatto!). Alle 7 e 30 sono davanti all'ingresso, ma davanti ci sono già 15 metri di fila, e il sole inizia già a cuocere le nostre teste: si prevede un'attesa da incubo. L'apertura dei cancelli è prevista per le 10:30, ma forse la brama degli organizzatori di farci svuotare subito gli stand li spinge ad aprire alle 8:30. Comunque il pensiero di entrare subito mi da una scarica di adrenalina mostruosa, e in men che non si dica mi ritrovo oltre il cancello a correre come un forsennato. Qui trovo la prima sorpresa. Il palco è sulla nostra sinistra, tutto verde, che ci aspetta, e la crew ci spinge stranamente verso destra. Morale della favola, sono stati quasi dieci minuti a correre sul circuito: ci hanno fatto percorre tutto il circuito in senso opposto per raggiungere il palco che si trovava a pochi metri sulla sinistra. Avrei voluto registrare le bestemmie lanciate mentre facevo di corsa le chicane piene di sgommate, o mentre ne tagliavo un altra andando sul brecciolino per guadagnare posizioni (il grande Nigel Mansel mi insegnò questo trucchetto anni fa) (N.d.kINeTiC hahaha!!). L'asfalto era già bollente, l'umore era già una merda e le mie ascelle sembravano un cappuccino di un bar de del centro, bello schiumoso e caldo. Dopo aver bruciato il record al primo intertempo ottenuto l'anno scorso da Raikkonen, arrivo sotto il palco e conquisto purtroppo la seconda zona: addio prima fila e vaffanculo a tutti. Dopo circa un'ora o qualcosa di più ci vengono forniti i braccialetti colorati per rientrare nell'area conquistata, e corro alla ricerca di qualcosa di fresco, visto che tutte le bottiglie che avevamo sono state circoncise del tappo e il calore le ha riscaldate in pochi secondi, diventando piscio di elefante indiano utilizzabile esclusivamente per bagnarsi la testa. Stand merchandising ancora vuoti, bar e paninerie invece in pieno ritmo, con prezzi che non sto ora a giudicare in quanto potrei essere raggiunto da avviso di garanzia da parte del rabbino capo italiano. Magra consolazione una sorta di doccia, un tubo con tanti buchi che lasciava cadere gocce di acqua fresca dall'alto potere orgasmico. Dilaniata una bottiglietta di coca cola, per la modesta cifra di 3 euri, torno indietro e, grazie a una botta di culo planetaria, vengo immesso nella prima zona, quella sotto il palco, con tanto di nuovo braccialetto, e mi ritrovo in piena erezione sotto il sole. Il palco è clamorosamente vuoto, qualche tecnico gira senza meta precisa, il caldo è assurdo, e non c'è neanche uno straccio di sottofondo musicale ad alleviare l'attesa. Da quanto appreso giorni prima, il concerto sarebbe dovuto partire verso le 12, ma alle 11:30 siamo tutti già in rischio insolazione e ci comunicano che si partirà alle 14:00. Bestemmie a profusione, altri 10 euri regalati agli organizzatori per acquistare bibite. Fortunatamente verso le 13 qualcuno capisce che c'è il rischio altissimo di sentirsi male, e fanno la comparsa i tipi della Croce Rossa (mortacci vostra) con una pompa dell'acqua per innaffiarci, innalzando un coro di gemiti e di esclamazioni di godimento degne di una serata di sesso con una pornodiva. Vengono poi distribuite, o sarebbe meglio dire scagliate con estrema violenza e chirurgica precisione sui nostri volti, buste di acqua potabile fresca. Questo momento non dura poi così tanto, quindi non ci conviene che aspettare le 14 per iniziare a sentire qualcosa. Senza eccessivo ritardo compaiono sullo stage i nostrani Domine, accolti da un boato: la sola entrata di Morby sul palco meriterebbe un contratto con la Sony, ahahahha. La band suona circa mezz'ora proponendo i brani più famosi, riconosciuti anche dal sottoscritto, costretto più volte ad ascoltare i lavori della band toscana in macchina di un amico. I presenti cantano a squarciagola, e Morby si gongola nel far cantare i cori ai ragazzi, che tributano alla band il giusto tributo, meritatissimo per via di una performance veramente ottima, con dei suoni dignitosi e un Morby in buona forma. Complimenti. Subito dopo i Domine, tocca ai Vision Divine cercare di mettere a segno una prestazione qualitativamente simile. Sconfitta totale. I Vision Divine sono a mio avviso una band inutile, musicalmente povera e terribile on stage, il classico esempio pratico del concetto italiano "battere il ferro fichè è caldo". Avevamo già i Labyrinth e i Rhapsody, con i loro lavori discutibili ma che hanno fatto strage di cuori in Italia e non solo, quindi questo supergruppo farlocco Fabio Lione e amici ce lo potevano anche risparmiare. Pezzi bruttissimi, voce orribile, bah. Si poteva dare più spazio ai Domine, oppure farli suonare per secondi e far aprire a un gruppo emergente, ma siamo in Italia quindi non mi meraviglio. Spero vivamente che i Vision Divine spariscano perchè non servono proprio, e ultima cosa: basta con queste magliette attillate che mettono in mostra i bicipiti mentre si suona, siamo a un concerto non a un ritrovo di pompati, poi non venite a rompere il cazzo a chi usa il face painting o immagini particolari, ok? 
Superata la crisi di conati di vomito per l'esecuzione dei palestrati, entra sul palco un altra big sensation italiana, i Lacuna Coil. Anche qui il metallaro italiano medio è venuto fuori in tutto il suo splendore, tributando alla cantante Cristina un'accoglienza modello Dea Calì. Non voglio mettere in dubbio che sia una ragazza molto carina, ma sentire la gente parlare solo della figa, o chiamare gli amici al cell durante il concerto per dire cose "..è troppo fica, stanotte in tenda mi sdrumo di seghe.." (N.d.kINeTiC che tristezza...) mi ha fatto veramente venire volgia di trasformarmi in una merda di cane, sicuramente più intelligente e viva di tipi simili. Passando alla band, devo dire che li ho sempre considerati sopravvalutati, non ho mai concepito il massiccio supporto da parte della Century Media (etichetta che sfancula i Nevermore, neanche fossero i Grim Panda, per dare totale priorità alla band milanese), ma forse è perchè non seguo il genere (N.d.kINeTiC secondo me se stanno a torce l'intestino tenue con il successone degli Evanescence hehehe Nevermore tutta la vita!). La performance della band è stata positiva, i suoni erano molto buoni, e ho finalmente capito perchè questo gruppo ha successo: melodie che si stampano in testa, voce soave e riff molto semplici. Ad onor del vero però ho trovato a dir poco scadente e ripugnante il singer, e non ho apprezzato le strutture delle song, dove i ritornelli (cantati da Cristina ovviamente), vengono ripetuti troppo spesso. Il pubblico però è conquistato, metallaroni cattivi con magliette dei Deicide si scatenano in headbanging e cantano tutte le song, generando in me espressioni in tipico stile Benny Hill, e impazzisce letteralmente quando il singer annuncia un pezzo con la frase "..e ora un pezzo heavy, forse troppo heavy anche per voi...": roba da forca immediata, specialmente perchè il pezzo poi era abbastanza classico nel genere della band, e se consideriamo che dopo i Lacuna Coil sarebbero saliti sul palco personaggi come Murderdolls, Cradle Of Filth e Iron Maiden, forse certe frasi è meglio tenersele per i propri nipotini. Giudizi personali a parte, la band ha offerto una buona prestazione ed è tornata nel paradiso del backstage tra gli applausi dei presenti. 
Finalmente ora il livello di potenza inizia a crescere: i Murderdolls fanno il loro ingresso sul palco e con il loro primo pezzo ci investono con un sound potentissimo, violento e carico di feeling. Purtroppo dopo solo pochi secondi, gli stessi true metalheader che ballavano e cantavano durante i Lacuna Coil, iniziano a invocare gli Iron Maiden e a bombardare la band sul palco con bottiglie di tutte le grandezze, buste e altri oggetti. Una vergogna totale, gente che fino a un momento prima stava piangendo per la presenza di Cristina sul palco ora si trova trasformata in metallaro puro e inveisce contro una band certamente particolare, rea anche di un immagine un po mansoniana (N.d.kINeTiC tralasciando l'immagine, i Murderdolls fanno cagare davero a Marco! ;D). Una situazione che mi ha fatto veramente incazzare, specialmente perchè ogni volta che su un palco sale un band che cerca di fare qualcosa di particolare ma al tempo stesso potente (e non venitemi a dire che i Murderdolls non sono unici per il sound che propongono), il metallaro italiano deve far vedere al mondo quanto è coglione e ottuso (N.d.kINeTiC a beh, su questo non c'è dubbio hehe). Cristo, ma andate al bar e bevete, chiacchierate, non rompete il cazzo ai presenti che hanno pagato il biglietto e si sono fatti km su km per vedere 40 minuti una band on stage bersagliata dalla roba. La band dal canto suo ha risposto alla grande, e dalla seconda song ha iniziato a suonare in maniera incredile, con una potenza devastante e un impatto travolgente, grazie a suoni mostruosi e a una tenuta di palco grandiosa, smerdando i coglioni che ancora lanciavano bottiglie e ottenendo un numero di applausi sempre più grande canzone dopo canzone. Memorabile il momento in cui il singer ha impugnato un pistolone finto enorme e ha iniziato a sparare contro tutti quelli che tiravano oggetti, mentre la band sotto macinava come un caterpillar, per non parlare del batterista, che colpito in pieno da una bottiglia da un 1,5 l alla seconda canzone ha reagito suonando la batteria con violenza inaudita. Un vero peccato per i lanciatori, non hanno saputo apprezzare e godere di uno show perfetto, a mio avviso il migliore di tutta la giornata. Pieni voti alla band americana, che vede tra le proprie fila alla chitarra il batterista degli Slipknot (se Dani è nano lui è un puffo allora) (N.d.kINeTiC disumano, confermo)
Finalmente mi sento vivo, ottime scariche di adrenalina grazie alla musica, il sole che si è nascosto dietro il palco (ma la temperatura è ancora altissima), i Cradle Of Filth che stanno per fare il loro ingresso sul palco e i Maiden si avvicinano.
La copertina dell'ultimo "Damnation And A Day" occupa tutto lo sfondo del palco e la band fa il suo ingresso sul palco devastando i presenti con la nuova "The Promise Of Fever", sfuriata oscura e pesantissima che mette subito in risalto le condizioni stupefacenti del drummer Adrian e del chitarrista Paul, con il solito inimitabile Dani a deliziarci con le sue vocine. Un Dani con tanto di panzetta, pieno di extension blu elettrico, ma decisamente in forma e carico. Purtroppo con i Cradle la situazione peggiora, e oltre alle bottiglie iniziano a volare panini, rotoli di cartigienica e anche una strabiliante banana rotante mezza sbucciata, che in aria ha dato vita ad un effetto strabiliante. Il nanerottolo Dani da il meglio di se in questi casi, non a caso dopo gli applausi a conclusione del primo pezzo la frase "...only 45 minutes and you'll see the mighty Iron Maiden..." mostra tutta la grandezza di questo personaggio così amato\odiato e la sua bravura nel non cadere in certi tranelli. Il tempo a disposizione della band inglese, che ha un nuovo chitarrista, non è molto, ma i pezzi eseguiti sono tutti incredibili: da "Dusk And Her Embrace" a "Cruelty Brought Thee Orchids", passando per la mostruosa "Funeral In Carpathia", eseguita in modo indescrivibile, intervallate dalla nuova "Babalon A.D.", dalle sempreverdi "From The Cradle To Enslave", "Cthulhu Dawn" fino a concludere con la storica e stupenda "The Forest Whispers My Name". Il bombardamento è durato tutto il set, non a caso mi sono anche attaccato con un deficente proprio davanti a me che stava lanciando l'ennesimo bottiglione, ma la band se ne è fottuta e ha reagito alla grande, con un Dani impegnato in stop di tacco di bottiglie da due litri e prodigo di complimenti per i fans: "...you'll be a great crazy crowd for the fucking Iron Maiden..." è la frase che ha congedato la band dal pubblico, in parte entusiasta per la prova. Purtroppo si è nettamente sentito un peggioramento dei suoni, con i volumi della voce e delle chitarre abbassate di molto, con la sola batteria in primo piano, forse anche troppo, facendomi presagire gli stessi problemi per gli Iron Maiden. Problema dei volumi presente poi anche il giorno prima, con l'abbassamento netto avvenuto a concerto di Bon Jovi già iniziato.
Bando alle ciance, finalmente siamo al momento clou, finalmente sta per salire sul palco la band che tutti aspettano. L'impianto luci è maestoso, gli amplificatori sono coperti da disegni maideniani e come al solito ci sono pedane dove Bruce può correre come suo costume. Dagli speaker esce musica di merda, quando all'improvviso sento uscire in tutto il suo splendore "Doctor Doctor" degli UFO: capisco che ci siamo, che è l'intro, in verità abbastanza inusuale, ma al tempo stesso grande come scelta. Non appena gli UFO non ci sono più, dalle casse parte l'intro di "The Number Of The Beast".
Pianeta Terra. Anno 2003. Ore 21:31. Gli Iron Maiden partono con "The Number Of The Beast". Il boato è infernale, i mie polmoni rischiano di uscirmi dalla bocca, siamo tutti in estasi. Come 20 anni fa, Steve Harris e Dave Murray si mettono vicini e partono insieme con quel riff storico: il deja vu è mostruoso, di quelli che ti fanno nascere un mostro sulle spalle, ancora non mi rendo conto della situazione che già mi ritrovo a urlare "...six...six..six". I Maiden sembrano in forma, Bruce inizia subito a saltare come una cavalletta, Babbo Steve canta insieme a tutti con quel suo piede su quella fottuta spia, scene da orgasmo ripetuto. Le tre asce vanno alla grande, con un Dave Murray enorme, Janick Gers che doppia in maniera incredibile i soli di Smith, che nel frattempo sembra molto più in forma (fisicamente parlando) delle ultimi apparizioni e decisamente più a suo agio, con il solito Nicko nel suo appartamento a frullare alla grande. Distrutti da un'opener simile, veniamo uccisi dalle seguenti track: "The Trooper", "Die With Your Boots On" (aaaaarghhh!!!!), "Revelations" (ari-aaaaaaaaarrrrghhhh), "Hallowed Be Thy Name", presentata simpaticamente da Bruce come un pezzo dei Cradle Of Filth, e "22, Acacia Avenue". Un'apertura così potrebbe far morire di infarto, anche perchè vengono eseguiti con una perizia e una foga tipica dei vecchi tempi, con la voce di Bruce assolutamente grandiosa. Devo dire che la coesione dei Maiden mi ha emozionato, vedere Bruce e Steve scherzare e abbracciarsi è sintomo che nella band tira un'aria speciale, che i rapporti sono perfetti, che la magia di un tempo, almeno a livello personale, si è riformata. Un Bruce che si è intrattenuto molto spesso con i fans, facendo belle chiacchierate, e chiedendo a tutti di registrare il nuovo pezzo e farlo sentire a tutti gli amici su internet: un gesto enorme, in barba a quelle merde dei Metallica (sorry Kinetico), (N.d.kINeTiC de nada hehe ce sta tutto!) non c'è scampo i migliori lo rimangono per sempre. "Wildest Dream", la nuova song, non fa certo gridare al miracolo, ma si tratta comunque di una buona canzone. Molto hard rock, in alcuni punti mi ha ricordato un vecchio pezzo degli Uriah Heep, con al centro un assolo di Smith assolutamente fenomenale e break centrale dove Harris tritura le corde del suo basso. 3 minuti e mezzo godibili, in linea con lo stile più semplice di "Brave New World" (il disco) che non fa altro che accrescere la curiosità per questo maledetto nuovo album, intitolato "Dance Of Death" come Bruce stesso ha annunciato, in uscita a settembre. "The Wickerman", "The Clansman" e "Brave New World" rappresentano il nuovo in questo concerto, tutte magistralmente eseguite con picco massimo in "The Clansman", dove Bruce con la voce e Harris con il basso acustico sembrano due alieni venuti a donarci oscure conoscenze. "Heaven Can Wait" e "Fear Of The Dark" sono stati altri due momenti incredibili, culminati nella splendida "The Clairvoyant", nella quale il basso di Steve mi ha praticamente travolto e in cui ha fatto la sua comparsa on stage il mitico Eddie, riprodotto nella versione della cover di "Edward The Great", che ci ha tenuto compagnia fino alla conclusiva "Iron Maiden", dove la gente ormai stremata dalla gioia e dal caldo ha cantato fino all'ultima parola. Sono stremato, il caldo è ancora opprimente, è stato veramente un miracolo reggersi in piedi, ma bisogna attendere qualche minuto perchè tutti sappiamo che i Maiden tornano sempre per i bis, e infatti mi ha fatto sorridere vedere un sacco di gente correre via subito dopo "Iron Maiden" per non trovare traffico dopo: cristo sono più di venti anni che suonano e ancora non sapete quello che fanno dal vivo? Bah, l'essere umano riesce a stupirmi ogni volta. I Maiden tornano sul palco e si gongolano durante l'ovazione che i presenti gli tributano, e attaccano con un'inaspettata "Bring Your Daughter...To The Slaughter", che non si vedeva on stage dai tempi del Real Live Tour. "Run To The Hills" è la conclusione dell'ennesima dimostazione di grandezza di una band che non morirà mai, che tra 100, 1000 anni sarà ancora viva nei cuori della gente e negli sterei di chi ama il vero heavy metal. Gli Iron Maiden sono l'heavy metal, e anche se questo non è stato certamente il loro miglior concerto (ma si sa, in Italia tutto funziona una merda), per l'ennesima volta hanno fatto vedere a tutti cosa significa heavy metal, cosa significa credere in quello che si fa e farlo al 200%, essere coerenti con le proprie idee e non ripudiare mai quello che si è stati per anni. Saranno anche vecchi, non faranno più dischi come "Powerslave", ma sono ancora loro i padroni indiscussi e nessuno potrà togliergli mai lo scettro che gli apparterrà per sempre. L'organizzazione italiana ha fatto di tutto per non essere all'altezza, ma ancora una volta: FOREVER UP THE IRONS!!! 
Conclusione: non andate più all'Heineken ahahahha!!!

No One is Safe