Live report a cura di monnezZza

 

KATATONIA – FINTROLL – VISIONS OF ATLANTIS

Roma – 21/04/2003 – Alpheus

 

Sarà che è Pasquetta,  ma questa sera all’Alpheus c’è meno gente di quanta mi aspettassi (circa 150 persone). Gli assenti comunque possono stare tranquilli: non rimpiangeranno questa serata. I Vision of Atlantis sono senza dubbio uno dei gruppi più anonimi ed insignificanti mai ascoltati nella mia vita. A cominciare dalla fastidiosissima cantante, che mi ha fatto ricredere sulla possibilità di utilizzare la pena di morte: un vero attentato all’umanità il suo gorgheggiare tra le patetiche strutture gothic-doom dei suoi degni compari. E gli hanno fatti pure suonare per circa mezz’ora. E pensare che Tommy Lee al Gods Of Metal non è durato che il tempo di un battito d’ali prima di scansare bottiglie ed improperi. I Fintroll sono l’unica gioia della mia serata. Sinceramente non si capiva granchè di quello che suonavano (dovrebbe essere una mistura di black, folk, viking…!) ma a dir la verità non si distingueva quasi niente. Tuttavia è stato uno “show”. Cosa voglio dire? Era da tempo che non mi fiondavo sotto il palco a dimenarmi, a rompermi il collo di head-banging, a urlare cori da ubriacone, a sudare e vedere gente che sul palco trasmetteva energia a chi li ascoltava. E’ questo che dovrebbe esserci nei concerti. Cosa che invece ha latitato nell’esibizione dei Katatonia. Se devo vedermi il concerto delle belle statuine che riproducono i loro pezzi, allora meglio restare a casa a sentirmi il cd. E non è certo il genere suonato a originare la noia della serata, ma piuttosto la mancanza assoluta di sensazioni, che situazioni come quella live dovrebbero invece aggiungere alla semplice riproduzione dei suoni. Icona di questa serata cicciobello Jonas Renske, che s’è piazzato sotto al microfono, a svolto il suo compitino da cantante nel suo metro quadro di tristezza, e se nè andato senza neanche un goccio di sudore a colare dal suo viso (manco Pavel Nedved!!). L’unico ad incuriosirmi è stato il batterista Daniel Liljekvist, con un drumming articolato, dove potenza e arrangiamenti di classe coesistevano con grande efficacia. Una sorpresa! Quanto ai brani eseguiti, la band svedese è andata a pescare in maniera abbastanza equa tra gli ultimi 4 album (con un ovvio favore per lo splendido “Viva Emptiness”)  e con la toccante “Murder” a chiudere la serata, ad eterno monito per chi non capirà mai che “Brave Murder Day” rimarrà l’apoteosi di un linguaggio che da allora non ha visto eguali (e difficilmente ne vedrà). Promossi nel mio stereo, bocciati dal vivo.

p.s. Ad onor di cronaca: i fanatici/che dei Katatonia hanno molto gradito l’esibizione….contenti loro!

monnezZza