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DREAM THEATER DOMINE
Centrale del Tennis Live Report a cura di Fyragon |
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Arrivato al circolo del tennis verso le otto e mezzo mi ritrovo subito a smadonnare: i Domine hanno già suonato e, considerando il fatto che il loro ultimo disco mi ha fatto scapocciare dalla gioia, non è stata una gran bella cosa. Faccio appena in tempo a sentire i "Grazie" urlati dalla voce penetrante di Morby mentre mi sistemo a una decina di metri dal palco. Dopo un'attesa non troppo lunga e una intro classica ecco finalmente il Teatro dei Sogni all'opera.
Devo dire che non sono mai stato un grande fan della band americana, avendola considerata troppo fredda in tutte le sue uscite discografiche. Dal vivo tutto questo viene contraddetto dalla classe, mostruosa, dei nostri. Altro che freddezza, con un Portnoy in forma smaliante, in grado di salutare il pubblico, sputare, tirare bacchette e farsi anche un caffè mentre mantiene con il suo strumento dei tempi umanamanente incredibili. I pezzi del nuovo lavoro sono potentissimi e dal vivo funzionano alla grande, il pubblico reagisce nel migliore dei modi alle incitazioni di Labrie, forse il singer più preciso che io abbia mai avuto l'onore di vedere dal vivo. Insomma, ammetto di aver avuto torto marcio a tacciarli di freddezza. Il problema è che dopo un'ora di concerto sono agonizzante e non vedo l'ora che arrivi la fine. Ogni canzone, per quanto bella, ha almeno tre o quattro minuti di deliri solipsistici (o solisti, come preferite) che distruggono tutto il pathos che si viene a creare e se per un'ora si riesce a dire: "Ehi, cazzo, ma come fanno a essere così MALEDETTAMENTE bravi? Ma sono dei mostri, dei marziani, dei robot, delle macchine da guerra ecc ecc" dopo un pò si comincia a dire "Ehi, cazzo, ho capito, siete bravi, ora posso ascoltare una canzone degna di questo nome? Insomma "Smoke on the water" è da paura e la sanno suonare anche i sassi!". No, non si può. Petrucci decide che non è mai troppo e compie un lavaggio del cervello chitarristico stile "Arancia meccanica" fino alla fine, compreso l'immancabile bis. E dopo due ore e passa di concerto torno a casa con una gran voglia di Motorhead, sarò esagerato io?
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