Live report a cura der monnezZza

 

DARK TRANQUILLITY+DARK LUNACY

Roma – 26/11/2003 – Circolo degli Artisti

 

L'ultima volta dei Dark Tranquillity a Roma è stata ai tempi del controverso "Projector". Mi avevano impressionato tecnicamente, ma a causa dei troppi pezzi estratti da quel lavoro, la loro esibizione mi era apparsa logorroica e noiosa. Questa sera invece, complice una situazione molto più intima, (sin troppo forse, viste le 500-600 persone stipate come sardine nell'avanguardistica struttura del Circolo) le cose cambieranno radicalmente. Purtroppo a causa dell'inaspettato numero di spettatori, la fila fuori dal locale sembrava quella per il Gods, e così per il sottoscritto l'esibizione dei Dark Lunacy è da ricordare in un paio di minuti finali, conditi dalla calorosa ovazione dei presenti. Passerà circa un quarto d'ora prima che la band svedese metta piede sul palco, utile al sottoscritto più che altro per constatare nuovamente la mancanza di birra (vedi live report dei The Crown). L'inizio del concerto serve soprattutto a ricordarci che qui l'acustica, non è uno dei pregi per cui è rinomato il posto, tant'è che, quale pezzo fosse il primo io, non l'ho capito proprio. Ho letto in giro recensioni di un inedito, ‘One Thought’: mah! L'udito di certi metallari può essere davvero straordinario... Al terzo brano una sorpresa: "Punish my Heaven", il brano che tutti vogliono dai DT. Il fatto che venga proposto così presto, lascia sperare i presenti che il concerto verta soprattutto sui vecchi brani. Invece niente. 'Damage Done' sarà il fulcro di questa serata. Ben nove brani su dodici del loro utimo lavoro, saranno riproposti durante il concerto, mentre per il resto squalche puntatina su 'Haven' (title-track, "The Wonders.." e "Indifferent suns"), "Thereln" (da "Projector") e la sola "Zodiackyl light" da 'The Mind's I', più la solita splendida "Lethe". La cosa migliore è stata comunque l'atmosfera. Tutte quelle persone accalcate, schiacciate, col puzzo ammorbante di sudore, mani tese nell'oscurità senza sapere se per l'eccitazione della musica o per cercare uno spiraglio d'aria. La band stessa era incredula nel vedere questo muro di persone comunicare un calore che li ha spinti ad un vero sacrificio. Per questo si sono impegnati visibilmente (specie il singer Stanne e e il bassista Nicklasson) nel cercare di restituire almeno in parte tutta quest'energia ai fans. Saranno in molti alla fine a lamentarsi della carenza di brani tratti dai primi lavori (neanche uno da 'Skydancer'). Ma è inutile lamentarsi secondo me: che pretendete da una band che suona solo 75 minuti, che vi suoni 6 album? Lamentiamoci piuttosto che le band di oggi se li sognano i concerti di due ore. Mi ha impressionato che la maggior parte dei presenti conoscessero benissimo i pezzi più recenti e un pò meno uno come "Lethe" (forse è il segno di un cambo generazionale). Bella serata comunque, e ulteriore conferma per una band che, piaccia o meno, una sua impronta nella storia del metal l'ha lasciata innegabilmente. Ben vengano concerti così intensi.