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CONFESSOR - CONDEMNED Earache 9 Tx - 45 mins |
Causa ed effetto..è nato prima l’uovo o la gallina?…frasi su cui si sono consumati fiumi d’inchiostro, e sprecato fiato in maniera quanto meno opinabile. Cosa centra? E’ solo una scusa per dire che ho fatto di tutto per far nascere questa rubrica, con un solo scopo: parlare di questo disco. Perché? E’ un capolavoro, è sconosciuto e soprattutto è l’unica traccia lasciataci in dono da un gruppo che è sulle coscienze sporche di tanti inutili metallari. Già ai tempi della sua uscita "Condemned" fu bistrattato da molti perché pur uscendo per la Earache in piena epopea grind e death, non aveva il classico vocione growling, considerato (ingiustamente) strumento essenziale per essere estremi e provocatori. "Condemned" ha il merito di essere l’esperimento più riuscito di un genere che è l’unico a potersi fregiare ancora nel 2000 del titolo di underground: il doom! Ma non il doom patetico di tanti gruppi che credono basti suonare con accordature basse, far durare un riff un’eternità, cantare con la voce da orco ed essere quanto più noiosi possibile! I Confessor sono schizzati, inafferrabili, bizzarri, creativi,fantasiosi! E tutto questo senza fare ricorso a macchingegni elettronici di sorta. Dovrete ascoltare il disco per un mese di fila prima di ricordarvi un passaggio nei minimi particolari. Il lavoro del batterista è talmente intricato ed affascinante che per trovare dei paragoni all’altezza vi toccherà scomodare Mr. Sandy Shaw from Memento Mori. I riff sono un continuo rincorrersi e scontrarsi in un labirinto dove la luce è stata bandita, un intricata matassa di melodie e disarmonie, una ragnatela immensa dalla quale se ne esce solo con i sensi annientati. Il cantante poi e il vero asso nella manica. Mai lo straziante, lancinante, doloroso e lacerante sentimento che rappresenta l’anima di questo genere, aveva trovato un’ugola migliore attraverso la quale esprimersi! Un grido disperato e angosciante che ancora oggi, a distanza di tanti anni, mi manda in uno stato di tormento e allucinazone! In defintiva, un lavoro tanto ostico e duro nell’ascolto, quanto gratificante e appagante lo è nella sua comprensione. I Confessor erano veramente diversi, e questo la gente non lo può ammettere.
Giovanni "Monnezzza" D'amelio"