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Alpheus Live report a cura der monnezZza |
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Discreta, ma non ottima come mi aspettavo, l'affluenza di quello che per il valore artistico e storico delle band presenti, considero il concerto metal dell'anno a Roma. Pensavo addirittura che l'Alpheus sarebbe crollato sotto l'enorme afflusso, invece poco più di trecento persone accorse mi rammentano che la cultura del live da queste parti non ha ancora fatto sufficienti prigionieri. Tralasciando l'esibizione dei Deathchain e dei Perzonal War, (gruppi che ad onor del vero il sottoscritto non ha potuto vedere perchè ancora imbottigliato nel traffico) mi tocca subito segnalare agli assenti (in special modo quelli presenti ai live di Gorgoroth e Blood Red Throne) il ritorno sugli scudi di un illustre assente dai concerti romani: il pogo. Stasera la gente non ha avuto certo paura di spettinarsi. Non so sia merito dei gruppi, del genere suonato, dei presenti. Fatto sta che se di mezzo c'è una band degli anni '80 sembrano tutti ritornare dei bambini casinari.
L'esibizione dei Destruction è quella che mi aspettavo. Infuocata, pesante, con un giusto mix di pezzi storici e recenti, con il solito gigante Schmier e mettere una parola ogni due fuck (un vocabolario all'amico non farebbe certo male), e con la sorpresina della presenza finale di Messiah Marcolin sul palco a cantare su 'The Alliance of Hellhoundz'. Un'ora e venti di thrash che ha fatto quasi commuovere i presenti (immaginatevi come si possa commuovere un thrasher) con i pugni alzati urlare 'Thrash'till'death'. Come sempre, una garanzia. L'aria si fa cupa, le croci fanno la loro comparsa sul palco, il fumo sgorga dal back-stage e 'Mirror , mirror' esplode in tutto il suo fascino. Massiah, armato del suo classico saio da francescano, attaccato con il cordone che sottolinea una panza oramai istuto irrinunciabile dell'iconografia metal, comincia a dare spettacolo. Pensavo che l'esibizione degli dei del doom fosse statica, intensa sì, ma di certo non fisica. Invece i Candlemass dimostrano di essere anche un live act di quelli con tanto di attributi, tanto che persino durante i loro brani la gente scapoccia e poga alla grande.
A tenere desta l'attenzione dei presenti, oltre ovviamente ad una scaletta che fa semplicemente tremare le gambe ad ogni nuovo brano eseguito, sono gli intermezzi di Messiah, che approfittando delle sue origini italiane (il suo vero nome è Alfredo), fa letteralmente scompisciare i presenti. A differenza del buon Schmier (sembra sia stato segnalato sull'autostrada mentre pagava il pedaggio blaterare qualcosa come ?fukk!!.materfucher, dirtyfuckingmetal, shit and'fukk!!) ad ogni brano se ne usciva con espressioni in italiano una peggio dell'altra, di cui mi preme segnalare "oggi ho magnato gnocca di patata..alla romana!! moooottto bbbuonii!!", e l'esecuzione de 'L'italiano' di Toto Cotugno: che simpaticone. Fatti salvi questi aspetti folcloristici, l'esibizione è stato un mix di brani storici, e altri del recente omonimo album, che dimostrano quanto questi ultimi siano decisamente all'altezza dell'illustre passato. I titoli ve li risparmio. Posso solo dire che questo concerto ha ribadito la sensazione che oramai ogni volta che vedo band degli anni '80 dal vivo ho sempre la stessa sensazione: sono una spanna sopra. A presto, piccolo grande Alfredo.
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