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Dopo due
album di qualità altalenante per il sottoscritto, torna una delle creature del
genio Andersson, di fama ben più nota sotto le spoglie di Raison D'Etre e
dell'altro meno genio ma sempre Andersson di Deutsch Nepal. Un incubo dalle
spettrali e sulfuree esalazioni, plasmato dai rumori lisci e freddi della
power-electro, permeato da gelide atmosfere della più buia dark-ambient e da
racconti fra il mistico e la leggenda...quella della maledizione di Skogs-Sara.
Il risultato è magnetico, affascinante, terribilmente lugubre. E come poteva
essere altrimenti. A Peter Andersson (quello di Raison D'Etre), che non sarà una
garanzia di qualità assoluta (ma quasi si...), almeno vanno riconosciute
un'immaginazione e delle capacità "elettroniche" inusuali e profondamente
suggestive, riesce a penetrarti l'anima come ben pochi sanno fare e stavolta ci
è riuscito alla stragrande. Non è dark-ambient minimale e immobile in stile
Lustmord come nell'ultimo Raison D'Etre ("Metamorphyses"), "The Haunting" come
anticipato, presenta diverse sfumature in grado di stimolare l'immaginazione,
lasciando che essa ci conduca fra i cunicoli della vetusta città di
Boxholm...questa collaborazione evidentemente ha dato i suoi frutti. Iniziando
dall'inquietante opener "Franz Enoch The Bastard", passando per la ritmata
"Pressbyran 78" e i quasi 22 minuti di pulsante "malessere" elettronico di
"Elektrik Swastika Lokomotiv", si giunge alla fine di questo viaggio surreale
con la conclusiva "Bira(th) Anthem", un lavoro che mi ha soddisfatto nella
pienezza, poco dispersivo e con ben pochi cali di concentrazione, che consiglio
a tutti i fans dell'ambient più energica e movimentata. |
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