
Live report a cura di Frostgore
HATE ETERNAL + DYING FETUS + DEEDS OF FLESH + PREJUDICE
Roma – 22/01/2004 – Alpheus
Eccomi da poco tornato dal concerto, con ancora le stalattiti sul naso a causa degli ZERO gradi fuori. Devo dire che ne è valsa la pena, perchè le soprese non sono mancate.
Partiamo con i Prejudice, gruppo brutalcore olandese, di cui sinceramente non conoscevo neanche l'esistenza. Il genere proposto si avvicina molto a gruppi come dying fetus, dehumanized e vomit remnants: una montagna di riff cadenzati con repentini cambi di tempo che rendono sempre viva l'attenzione dell'ascoltatore. Inoltre i quattro vivaci deathers sanno tenere bene il palco, mostrano di sapersi muovere bene nonostante la loro giovane carriera (solo 2 dischi all'attivo). Il batterista macina come un ossesso con il doppio pedale creando il giusto tappeto sonoro su cui irrompono le chitarre e la voce growl in tutta la loro pesantezza. Mi sono piaciuti e ho la sensazione che risentirò parlare di questi
Prejudice.

Dopo una mezz'oretta di buona musica, salgono in cattedra i Deeds of Flesh, e noto che il pubblico si inizia a scaldare, probabilmente per il monicker altisonante (in America sono molto stimati).
Mi avvicino anch'io, curiosamente, con l'idea fiduciosa che passando i minuti cresceranno adrenalina e qualità musicale. Partono i DoF e già a primo impatto (ovviamente
devastante) mi accorgo, con Kinetic, che qualcosa che non va. Sarà forse la sua faccia inespressiva, o il fatto che sapessi che non è uno dei gruppi per cui impazzisce, ma l'atmosfera è cambiata, tutto è più statico. I Deeds of Flesh, suonano da anni, suonano a memoria, e riportano via live tutte le note e le emozioni di "Reduced To Ashes" e dei loro precedenti lavori. Però nonostante l'indiscussa bravura tecnica, il suono sembra sempre un po' piatto, le canzoni sembrano essere troppo simili tra di loro: non avverto mai la sensazione (avuta con i Prejudice) che qualche riff possa distrarmi o colpirmi.

E così una canzone dopo l'altra, tra riff ultratecnici, batteria ultratirata e growl catacombale, si arriva ai Dying Fetus. E qui è veramente l'apoteosi, da cui il vero motivo del concerto: comprare cd non basta, talvolta bisogna muovere il culo ed andare a vedere gruppi come questo. Ho sempre pensato che la band perfetta fosse quella che riuscisse ad avere lo stesso impatto e a trasmettere la stessa energia sia sul cd che live. I Dying Fetus riescono a farlo, e per me sono tra i pochi, (tra cui annovero i Deicide e i Marduk)
(N.d.kINeTiC e gli Slayer ndo li lasci?).
Il quintetto americano parte a cannone, mietendo vittime consapevoli del loro triste destino. Il ritmo diventa frenetico con una batteria tritaossa che schizza sangue in tutte le direzioni. Le chitarre si dividono il truculento compito: la prima si dedica a riff a cascata pesantissimi ma allo stesso tempo ipnotici e cadenzati, tanto da indurre noi poveri ignavi a scapocciare e a fracassarci tra noi nel puro delirio. La seconda infierisce a livello psicologico, partorendo assoli e molodia ossessivi che ci convincono a legittimare il nostro massacrarci. E senza pietà, due giganteschi pelati spaccano i nostri padiglioni auricolari e fanno di noi spettatori, un polpa gelatinosa ed inorganica. Il cantante fa impressione, sembra un pitbull impazzito che ci esorta a "distruggere l'opposizione". E chi non l'avrebbe fatto in quel momento?
Tra le canzoni scelte, ampio spazio è stato dedicato al nuovo full-lenght, pur non tralasciando gli album
precedenti. Il regalo finale, Killing on Andrenaline, è stato senza dubbio il più sperato ed atteso. Spero abbia spazzato via i fottuti pregiudizi che aveva Kinetic su quella canzone, e soprattutto su quel
disco (N.d.kINeTiC rimango dell'idea che le ultime produzioni siano le
migliori dei Dying Fetus...). Di certo l'unica cosa obiettiva che ha causato, nei 5 minuti di esecuzione, è stata l'assimilazione totale da parte del CAPO di un birra, smezzata qualche attimo prima dell'esecuzione della suddetta song.

Torniamo alla cronaca. Stavo per tornare felicemente alla macchina, quando lo staff del dk666 mi ricorda che gli Hate Eternal devono ancora suonare. Il concerto poteva anche finire là...non avrei pensato mai in quel momento di trovare gruppo più coinvolgente dal vivo. Ma non avrei neanche pensato di trovare un gruppo così POCO
coinvolgente (N.d.kINeTiC confermo...gli Hate Eternal sono uno dei gruppi
più sopravvalutati del mondo!!!). Premesso che gli Hate Eternal non è la prima volta che li vedo, credevo che nel 2000, al No Mercy Festival di Milano, il fatto che nessuno avesse capito cosa stessero suonando fosse una mia impressione e null'altro, e che la responsabilità fosse totalmente dei tecnici del suono.
Ma anche stavolta qualcosa è andato storto, considerando anche problemi nel mixaggio (che nei Dying Fetus sembravano inesistenti). Ascoltando i cd degli Hate Eternal, tutto è più distinguibile a causa della registrazione in studio. Dal vivo no, e diciamolo pure, non si è capito una mazza. Il bello è che il gruppo è collaudatissimo: Erik Rutan suona in maniera impeccabile da quando militava nei Morbid Angel e il resto della ciurma fa altrettanto. Perchè allora tutta questa perizia tecnica dal vivo non conta? Probabilmente perchè i riff sono talmente arzigogolati e complessi che risultano poco ascoltabili in un live. Il basso non sembrava produrre note ma solo un suono di sottofondo cupissimo. Potete immaginarvi insieme che cosa uscisse fuori... Se a tutto ciò aggiungete una batteria quasi sempre sparata e una voce growl nella norma, allora ecco che il pastrocchio è fatto. Un miscuglio indistinguibile di rumore, ai limiti della cacofonia. La sensazione era di ascoltare tre strumenti differenti andare per strade diverse. La confusione ha preso il sopravvento, poi purtroppo la noia.
Il songwriting, a mio avviso è troppo estremo, perchè strutturato per non concedere pause o parti più rilassate. Basterebbe forse fare riff meno complessi e semplificare qualche arrangiamento.
Mi è dispiaciuto molto non poter rivalutare gli Hate Eternal. Li reputo una band fatta da musicisti preparatissimi, che posso concedersi il lusso di sostituire una chitarra nel bel mezzo di una canzone, continuando a suonare come se nulla
fosse.
Frostgore