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ANTHRAX STAMPIN GROUND SHAI HULUD
Centrale del Tennis Live Report a cura di monnezZza |
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Sarà che il giorno prima a Roma c'erano i Dream Theater. Sarà che al sabato successivo c'è il Summer Day in Hell. Sarà che 20 € per molti qui sono in prezzo eccessivo (è inutile negarlo: anche i concerti sono rimasti vittima del caro vita di
eurolandia!)(N.d.kINeTiC e non parliamo poi del merchandise ufficiale...30
euro na t-shirt scarabocchiata!). Fatto sta che stasera a presenziare dinanzi ad una band fondamentale del thrash come gli Anthrax c'erano 3-400 persone (a esagerare) non di più. Eppure a ben vedere e soprattutto sentire, l'unica delle band storiche che siano riuscite a scrivere un album fondamentale pur cambiando coordinate sono stati unicamente loro. "Sound of White Noise" è un capolavoro di metal pesante e moderno, un disco pieno di brani grandiosi. Slayer, Megadeth, Testament, Metallica, Death Angel non sono neanche lontanamente riusciti a raggiungere picchi di magnificenza artistica e di portata innovativa pari a quelli che gli Anthrax hanno toccato con
quell'album (N.d.kINeTiC mo te stai a allargà un po' zozzò hehe), eppure stasera qui siamo sempre i soliti o quasi...
Quando arrivo si stanno esibendo gli Shai Hulud, (i Face the Fact pare abbiano già suonato) gruppo che propone un metal forte debitore della scuola thrash, cercando però di innestare elementi noise ed un impatto da band hard-core che li aiuta a mantere viva l'attenzione dei presenti sino alla fine. La cosa che più mi stupisce è il suono. Già questa band usufruisce infatti di un sound potente e ascoltabile, il che non fa che rendere merito agli Anthrax (quante volte la band di supporto possono utilizzare si e no un decimo dell'impianto? e qui i nomi da fare sarebbero infiniti...). Una piccola sorpresa da verificare anche su disco. A seguire ecco gli Stampin Ground. Ero molto curioso di ascoltare questa band. Sono stato ancora piu fortunato perchè a posto loro c'erano gli Slayer. Addirittura i brani erani quasi quelli degli Slayer. No, dico scherziamo? Se ne tornino a casa a suonare cover nei locali che almeno raccolgono più entusiasmo e levano dal mercato un nome praticamente inutile (N.d.kINeTiC concordo). La somiglianza con la band dei King & co. è stata sin dall'inizio imbarazzante. Il colmo è stato l'inizio di un brano: almeno che non fosse la cover di "Hell Awaits", il plagio è stato intollerabile. Per favore qualcuno faccia qualcosa per fermare gruppi così. Mi rivolgo a chi li conosce, gli amici, i parenti, i vicini di casa. Prendeteli in disparte e fateli ascoltare la discografia degli Slayer, mettendo in evidenza l'anno di pubblicazione. Se dovessero negare l'evidenza, allora rubategli gli strumenti, vendeteli e comprategli una fornitura di Amplifon. Ritorniamo a noi. La presenza dei classici pentacoloni, (e la bruttissima copertina dell'ultimo "We come for You.." sullo sfondo) con un intro che è quella che usavano i Blues Brothers per i loro concerti, la dice lunga sull'attitudine giocosa e ironica degli Anthrax. "Contact" e "What doesn't die", così come sull'ultimo lavoro danno fuoco alle polveri. La sorpresa è già al secondo brano. Il pezzo che ti aspetteresti alla fine te lo ritrovi subito stampato in faccia: "Got the Time". E qui l'unico neo della serata: il basso (che come sapete è l'animo di questo pezzo) era inudibile anche al bassista credo. Nessuno che abbia sentito neanche una nota (aaarrrggghh!!!). Per fortuna gli Anthrax cominciano a macinare brani su brani con intensità e passione. Brani dell'ultimo platter si alternano ai classici in un convivio di ritmiche, riff e refrain uno più potente dell'altro. E così se "Any Place but..", "Safe Home" o "Refuse to be denied", consacrano l'ancora grande vitalità artistica della band americana, le storiche "Caught in a Mosh", "Metal Thrashing Mad", "Indians", "Bring the Noise" sono dei veri tuffi al cuore. Come fai a trattenerti quando senti certi brani, suonati in quel modo grandioso, con Bush che oltre ad avere una grande voce ha un animo che da tutto sul palco. Senza accorgersene ce lo siamo ritrovati che scorazzava in mezzo alla gente armato di microfono e cantando come se niente fosse (ma che ha i polmoni d'acciaio?). Charlie Benante è stata la sorpresa: non immaginavo fosse un batterista così bravo (anche se l'ultimo album me lo aveva già fatto sospettare).
Ian "Not" Scott è una mascotte punto e basta. Me lo sarei portato a casa, poggiato sul tavolo della cucina a suonare e zompettare per l'eternità: un mito con il corpo di un bambolotto. Da sottolineare la grandiosa resa che i brani tratti da "Sound of.." hanno avuto dal vivo. "Room from One More", "Packaged Rebellion" o la magnifica "Only" hanno letteralmete fatto schiodare il culo a tutti. Momento da tramandare ai posteri: "Antisocial". Ho sognato una vita di gridarlo ai loro concerti e finalmente l'ho fatto. E a quanto pare non ero il solo, visto che alla fine, John Bush si è fermato dicendo...siete pochi stasera, ma è come se foste molti, molti di più! D-E-L-I-R-I-O!!! A chiudere la serata una "Whiplash" suonata per metà e al fulmicotone. Alcuni hanno parlato di omaggio. Il fratello di Oblivion invece ricordando l'ironia dei Metallica che facevano "Run to the Hills" degli Iron Maiden, mette la pulce nell'orecchio e fa venire il sospetto che sia stata una presa per il culo ai Four Horsemen e ai loro tour da cover-band. A me poco importa, visto che grondo estasi mista a sudore da ogni poro. Una raccomandazione a chi non c'era. Va bene lamentarsi che i dischi costano troppo. Ma quando capitano da queste parti concerti così, cacciare qualche euro in più non fa certo male. Si campa una volta sola. A!-NTI!-SO!-CIAL! A!-NTI!-SO!-CIAL! A!-NTI!-SO!-CIAL! |
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