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E dunque ci siamo...quasi 3 anni di attesa per il successore di quel capolavoro di "With No Human Intervention" che segnò la vita artistica della band di Fabban portandola dallo status di "culto" a vera e propria realtà mondiale. Come tutti gli innovatori, anche gli Aborym non potevano sottrarsi dalle feroci critiche dei puristi del genere, spaccando inevitabilmente a metà il pubblico fra chi li voleva "morti" e chi invece era rimasto affascinato e sorpreso dal genio compositivo. Io faccio parte della seconda categoria...non ho difficoltà ad ammettere anche che agli inizi del "fenomeno-Aborym" facevo parte della prima categoria...mi stavano sui coglioni, non mi piacevano le loro uscite "altisonanti" e ad effetto, mi sembrava il classico gruppo-immagine, idea rafforzata da un "Kali Yuga Bizzarre" che personalmente, trovo tuttora, il disco più debole e sopravvalutato della loro discografia. Poi però mi sono dovuto piegare di fronte ai due album successivi, in particolare, appunto, al delirio tecnologico di "WNHI", che più si avvicina alla mia personale concezione di perfezione musicale per il genere proposto. Reputo "WNHI" una pietra miliare dell'arte nera manipolata, insieme al selftitled album dei Thorns e a "666 International" dei Dodheimsgard. Per cui, ero molto curioso di ascoltare questo nuovo "Generator", anche perchè in seguito ai profondi cambiamenti di line-up, crescevano gli interrogativi...Sethlans, che reputavo l'anima nera della band, si è accasato presso i Dissection, la drum machine rimpiazzata da Bard Faust e Attila sostituito dal chitarrista dei Mysticum, Prime Evil al microfono. Al primo ascolto di "Generator" sono rimasto a dir poco spiazzato...anche deluso sinceramente...non sembravano nemmeno gli Aborym...spompati, leggeri, con un sound altezzosamente "ricercato"...nessuna traccia dell'inferno industriale scatenato su "WNHI"...tutto scorreva senza lasciare alcun marchio, nessun segno tangibile del loro incandescente passaggio, nessuna bruciatura come accadde con la title track o con "Digital Goat Masque" del precedente album...ma c'era qualcosa di profondamente magnetico..."nero", infimo e morboso. Ho proseguito in ascolti ripetuti e lentamente "Generator" ha mostrato il suo volto nascosto e immondo...questo è sicuramente il disco più oscuro e nero che gli Aborym abbiano composto finora, è maledettamente seducente e custodisce al suo interno il germe infetto del male. I punti di forza sono inaspettatamente le incognite...parlo di Prime Evil, apprezzato chitarrista, ma mai sentito in veste di screamer...beh, quello che riesce a combinare su "Generator" è stupefacente, malatissimo; le tastiere poi, il cui utilizzo è mirato alla creazione di atmosfere sinistre e apocalittiche, sconfinanti nel mistico...il machine drumming che conferiva "asetticità" viene spazzato via dal drumming "umano e sanguigno" di un Faust eccellente...il volto "umano" della macchina Aborym viene infine svelato...ancora una volta, dimostrando capacità fuori dall'ordinario e andando a rimettersi in discussione con un sound nuovo, che è la sintesi di quanto fatto fino ad oggi in unione all'esperienza acquisita e a una approfondita ricerca del "macabro"...ancora una volta, a loro modo, sorprendenti. |
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