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Circolo degli Artisti Live report a cura di The Exploding Boy |
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Sapere che uno dei gruppi che ha segnato la mia adolescenza era a Roma per un concerto mi ha fatto dimenticare la mia atavica pigrizia, tant’è che all’apertura dei cancelli ero uno dei primi avventori del locale. Mentre il locale si riempie lentamente mi accorgo che la metà delle persone ha i capelli bianchi. La cosa mi ha colpito molto, non che mi aspettassi frotte di sedicenni, ma è singolare vedere plotoni di quarantenni cantare come ragazzini, sentirsi di nuovo giovani, con vent’anni di meno. Gente quasi con le lacrime agli occhi nel rivivere momenti della propria adolescenza. Dispiace un po’ che le nuove leve abbiano dimenticato i grandi del rock, gente che ha dato tanto alla musica odierna. Per quel che mi riguarda, mi sento fortunato ad aver la possibilità di assistere ad una esibizione dal vivo dei Mission, non è una cosa da tutti i giorni, è un’esperienza che dovrebbe fare chiunque apprezzi la buona musica, così come un amante dell’arte non può fare a meno di visitare città come Roma o Venezia.
Ad aprire il concerto c’erano, dalla Norvegia, gli Elusive, gruppo interessantissimo, che per venti minuti ha catturato l’attenzione del pubblico proponendo un sound che fa esplicito riferimento a gruppi come Ikon, The Cult ed anche gli stessi Mission. Quattro pezzi molto ben suonati, a tratti anche coinvolgenti. Dopo una mezz’ora di attesa, ecco finalmente salire sul palco i Mission. Wayne Hussey si presenta sul palco in gran forma, capelli corti e di un rosso acceso, fisico asciutto, alla faccia dei dati anagrafici. Come è facile intuire il concerto è incentrato sui nuovi pezzi che compongono l’ultima fatica del gruppo inglese, “Lighting the candles”, canzoni che rispecchiano a pieno il sound che per anni ha contraddistinto la musica di Hussey e compagni. Lo spettacolo si svolge con alternanza di canzoni nuove e meno nuove.
Inevitabile, come i testimoni di Geova la domenica mattina, la classica interruzione dovuta a problemi tecnici. Pausa durante la quale Hussey si va a fumare una sigaretta, e qualche astante, con scarsa conoscenza della lingua albionica, scambia con una conclusione anticipata del concerto, imprecando (a torto) contro gli organizzatori dell’evento. Fortunatamente il concerto riprende regolarmente dopo dieci minuti, ed è un tuffo al cuore riascoltare tutti i grandi classici del gruppo: “Beyond the pale”, “Butterfly on a whell”, “Tower of strenght”, “Deliverance”, “Like a hurricane”, “Like a child again”. Il concerto corre via leggero e piacevole, per quasi due ore, al termine del quale tutta la band va a ricevere i complimenti direttamente tra il pubblico, quasi fossimo tutti amici. Unica nota stonata è la location scelta per questo concerto, infatti il Circolo degli Artisti è ormai noto per la mancanza di un sistema di ventilazione decente che non permetta di assistere ad un concerta con temperature tropicali, ma se anche questo non bastasse, ci si è messa anche una delle amplificazioni peggiori che abbia mai sentito. Nonostante tutto ciò è stata una bella serata, piena di ricordi, per chi come me è cresciuto ascoltando queste canzoni, facendole diventare dei veri e prorpi inni.
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