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Pallosi.
Poco drammatici anche. Stiamo parlando del debutto dei francesi Storm of
Capricorn, martial industrial ma sopratutto military pop project che riesce a
riempire i miei coglioni inverosimilmente e con una velocità tendente a quella
della luce...peccato davvero, perchè se non fosse stato per quelle cazzo di
vocals vomitevolmente melodiche, darkeggianti e in lingua madre (odio il
francese), se non fosse stato per l'eccessivo "brio" delle partiture
piano-tastieristiche, questo sarebbe stato un album senza dubbio affascinante. E
meno male che il tema principale è incentrato sulle sofferenze patite durante e
dopo la prima guerra mondiale...qui al massimo, soffre chi li ascolta
contemplando un'eccelsa quanto fuorviante copertina, ed essendosi immaginato
qualcosa di molto più profondo e intenso...l'unica cosa veramente interessante è
l'intro, ovvero un pezzo d'epoca...il resto è di una noia più o meno mortale.
Compresi gli stacchi neofolk che vanno per la maggiore. Peccato ancora...per
fortuna ci sono sempre gli Arditi e Toroidh... |
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