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Il puzzolentissimo Burnes torna con il suo ormai ben rodato gruppo. La prima impressione è quella che i Six feet under non avessero ben chiare le idee sul tipo di album da voler produrre, se il classico disco rozzo e brutale oppure uno di quegli schizzatissimi lavori alla "true carnage" creando così un ibrido non proprio convincente. Il primo sprazzo d'interesse salta fuori alla terza traccia "rest in pieces", tremendamente trascinante nel suo incedere veloce ma cadenzato e si rimane sullo stesso registro anche con la successiva "Wormfood"; con la title track ci si trova davanti probabilmente al pezzo più articolato del disco, anche con una certa varietà nelle vocals (Pur non parlando degli urli acidi ai quali burns ci aveva abituati). Risulta essere la parte centrale del disco quella più piacevole, dirigendosi poi su coordinate più lente e oscure con "the poison hand" e "this suicide". La chiusura è affidata alla violenta e un tantino
dissonante dal reesto "stump". L'impressione generale è di un disco discreto per gli amanti del genere ma male amalgamato, probabilmente il momento della sintesi delle due anime della band non è ancora giunto. |
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