NOME BAND

NEAR DEATH EXPERIENCE

TITOLO ALBUM

Threshold of Consciousness

LABEL

DeadBang Records

ANNO E TRACKS

2006 - 10 tks

GENERE

Thrash Metal

SITO

www.ndemetal.com

MP3  
VOTO

S.V.

Scrivere questa recensione non è stato facile. Mi ci sono volute due stesure. La prima consisteva in un enfatico e entusiasta sperticamento in lodi nei confronti di questo debut dei napoletani NDE. In quella prima stesura avevo assegnato a "Threshold of consciousness" il massimo dei voti. Ma dopo diversi ascolti ho deciso di riscrivere la mia recensione, evitando la lotteria dei voti per cercare di spiegarvi lucidamente perchè reputi l'oggetto in esame una delle migliori uscite che io abbia mai sentito nel panorama del thrash italiano e non solo, e gli NDE anche più che una promessa. Intanto qualche coordinata stilistica: questo full lenght riparte a mio modo di vedere dalle idee dei Nevermore di "Dead Heart..." con qualche sterzata power che mi ha riportato alla mente i Crimson Glory. Su questi temi si dipanano 10 composizioni di alto livello, aggressive a volte, cadenzate e evocative in altri momenti. Eccellenti le qualità tecniche dei 4 musicisti pur senza ostentazione. Nel lotto spiccano per potenza l'opener "Paintherapy", "At the mountain of madness", che non avrebbe sfigurato in Astronomica (un disco sottovalutato...) o "E.S.P.". Mentre il compito di spezzare il ritmo tocca a eccellenti semi-ballad quali "Building Ruins", o "Clepsydra". Ma la vera forza di questi NDE, secondo me, sta nell'ispirazione e in fase compositiva. Raramente capita di ascoltare una tale qualità di ricerca, specialmente nella mescolanza di chitarre e linee vocali. Melodie che si intrecciano, si separano, si spezzano e spiazzano! La voce di Giuseppe spesso sapientemente raddoppiata o armonizzata dalla seconda voce a rendere più evocativo il tutto è capace di seguire i più classici sentieri battuti concedendo momenti di easy-listening per poi sterzare, sollevarsi su melodie contrastanti e inattese, imprevedibili pur riuscendo a imprimersi bene nella mente, fondendosi a riff ben studiati, mai eccessivi, che raramente perdono in impatto. Non è semplice spiegarlo ma ciò che mi ha davvero colpito di questo lavoro è proprio lo studio nel songwriting e nell'amalgama di voce e band. Un aspetto troppo spesso tralasciato nel thrash degli ultimi anni, dove growling e urla hanno preso il posto del cantato, e lasciato in mano agli estremisti della tecnica e agli appassionati dei tastieroni. Un disperato assalto che però ti prende nell'anima. Per questo penso che più che un debut ToC sia una dichiarazione! E spero sinceramente di trovare qualcuno che la pensi come me lì fuori. Se proprio si vuole trovare qualche pecca la pur ottima produzione lascia la sensazione di qualche sbavatura in fase di registrazione della batteria, ma forse è, appunto, solo sensazione. E poi ho mal digerito la conclusiva Night Ocean, una brevisse aria di voce e piano che secondo me per quanto interessante ha poco a che fare con loro. Ah, segnalo anche due guest di eccezione: Emil Bandera dei Death SS, e l'ottimo Gianluca Ferro dei Time Machine rispettivamente in "At the mountain of madness" e "Paintherapy".

Pinhead