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L'avversione che ho per i MCD è sicuramente figlia delle immani boiate a cui fanno da contenitore. A volte però questo formato truffa, ci regala dei gioelli incredibili. "Exodus" dei Samael o "None" dei Meshuggah sono i primi a venirmi in mente. "Spiteful Intents" è a mio avviso un caso eclatante. E i motivi per la precisione sono tre. Intanto è l'unico lavoro che il combo svedese ha pubblicato sino ad ora. Il secondo è la mente fondatrice di questa band. Parlo di quel John Zvestloot coautore insieme a Nodveidt (quando unico creatore) di gran parte del materiale di "The Somberlain", e di un paio di brani su "Storm of the Light's Bane' (per la precisione la title-track e "Night's Blood). La band in questione per chi non l'avesse ancora capito è quella dei Dissection. Ad affiancarlo in questo "Spiteful Intent" troviamo anche ex membri dei Marduk come il batterista Jocke Gotheberg e soprattutto l'altro chitarrista Devo Andersson. Insieme a quest'ultimo Zvestloot ha dato vita al terzo è più importante motivo per cui ho deciso di parlarvi di questo mcd: la musica. Quattro gioielli neri come la pece, freddi come una notte artica e cattivi come un demone degli incubi di Lovecraft. L'iniziale title-track parte con un'arpeggio di chitarra classica, marchio di fabbrica di Zvestloot, preludio alle rasoiate che i gelidi e taglienti riff di li a poco cominciano a risevarci, guidati dai continui cambi ritmici. Dopo due minuti e mezzo inizia l'apoteosi: chitarre, batteria e voce, cominciano a creare un incessante gioco di intrecci spaventoso per variazioni, ma soprattutto per il feeling feroce e gelido generato. Le fiamme dell'inferno e il gelo di una tormenta che si fondono dando vita ad un brumoso affresco iracondo. Con la successiva "Probe with a quest" la velocità rallenta, la struttura è semplificata, i riff sono più repititivi, il mood si fa un pò più melodico, ma le cose non cambiano: si continua ad errare in luoghi tetri solo leggermente evidenziati dai riflessi dell'aurora boreale. Con la successiva "Cardinal Sin" la ferocia ritorna prepotente e distruttiva, parzialmente attenuata da un senso della melodia tipico delle band svedesi. La chiusura è affidata a "Language of Sorrow" un piccolo arabesco acustico d'impronta rinascimentale che non fa che aumentare il fascino di questa band e soprattutto il rimpianto per non aver dato un seguito a questo fulgido esordio. "Spiteful Intent" se non è ancora chiaro, è il lavoro che i fan dei Dissection bramano ascoltare: altro che Naglfar (con tutto il rispetto per quest'ultimi). Finisco con una domanda. Siamo davvero sicuri che i Dissection siano il gruppo di Nodveidt? O più realisticamente (anche alla luce di "Maka Kali") sono da considerarsi una magica alchimia figlia del talento di più musicisti? Io non posso far altro che invocare il tanto plurimandato full-length dei Cardinal Sin. |
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