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Maestoso come sempre, dopo averci portato in giro per celle desolate ed angusti manicomi, il grande Simon Heath ci guida per un mondo fatto di specchi e fumo. Un viaggio a cavallo tra il sublime ingnoto e l’orribile mondo che si trova appena aldilà di quei luoghi che rassegnatamente abitiamo. Un luogo di antichi macchinari, mura rugginose e pianti sommessi.
Il punto di forza di quest’artista è la capacità di descrivere i luoghi che racconta in modo unico, sembra di trovarsi prima in una antica città, poi al cospetto di un enorme monolito o nei pressi di desolate rovine, e in tutto questo i Kapnobatai (coloro che camminano nel fumo), vengono visti, sentiti e a volte solamente avvertiti. Un profondo viaggio nella mente umana, con una squisita cura per i particolari, l’artista/filosofo/visionario/compositore ci scaraventa lontano dalla quotidianità per un viaggio senza ritorno. |
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